A Sei Anni Girava La Bambola Al Muro Per Nascondere Il Dolore-tantan - Chainityai

A Sei Anni Girava La Bambola Al Muro Per Nascondere Il Dolore-tantan

A Bologna, Martina aveva sei anni e una capacità che nessun bambino dovrebbe imparare così presto: rendersi piccola quando gli adulti alzavano la voce.

La mattina della consulenza scolastica non entrò nella stanza piangendo.

Entrò in silenzio, con il passo corto, stringendo la manica del grembiule tra due dita.

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La stanza non aveva nulla di minaccioso.

C’erano un tavolino basso, alcune sedie leggere, fogli bianchi, pastelli, una scatola di giochi e una tazzina di caffè rimasta sul bordo della scrivania della specialista.

Fuori dalla porta, il corridoio della scuola viveva come ogni mattina, con voci di bambini, passi veloci, giacche appese, richiami gentili.

Dentro, invece, Martina sembrava misurare ogni rumore prima di concedersi il permesso di respirare.

La psicologa della scuola le sorrise senza avvicinarsi troppo.

Sapeva che alcuni bambini rispondono alle domande, altri rispondono ai giochi.

Per questo non cominciò con frasi grandi.

Le indicò la scatola e disse che poteva scegliere quello che voleva.

Martina guardò i pastelli, poi i cubi, poi una piccola bambola con il vestitino chiaro.

La prese con cura, quasi chiedendole scusa per il disturbo.

La sedette sul tavolino.

Poi, dopo pochi secondi, la girò.

La mise con il viso rivolto verso il muro.

Il gesto fu così lento e preciso che la specialista lo notò subito, ma non disse nulla.

A volte, nei giochi dei bambini, un gesto è solo un gesto.

A volte, invece, è una frase che non ha ancora trovato la voce.

Martina sistemò un cubo vicino alla bambola.

Lo spostò.

Lo fece cadere.

Lo raccolse in fretta, con un movimento quasi spaventato, e guardò la psicologa come se avesse combinato qualcosa di grave.

La psicologa scosse piano la testa.

«Non è successo niente.»

Martina annuì, ma non sembrò crederle davvero.

La bambola restò contro il muro.

Dopo qualche minuto, la specialista prese il foglio delle osservazioni.

Scrisse l’orario, 09:42.

Scrisse poche parole, senza interpretare: bambola posizionata con il viso verso la parete.

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