A Siena Scrisse Una Lettera Per Un Cieco, Poi Lesse Il Nome-tantan - Chainityai

A Siena Scrisse Una Lettera Per Un Cieco, Poi Lesse Il Nome-tantan

A Siena, Nonna Matilde aveva 87 anni e una sedia pieghevole che conosceva ogni tremore del suo corpo.

La portava in piazza quasi ogni mattina, insieme a una borsa di stoffa, qualche foglio bianco, una penna, alcune buste e un piccolo cartello scritto da lei stessa.

Scrivo lettere a mano.

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Prezzo modico.

La gente passava, leggeva, sorrideva con tenerezza o con imbarazzo, poi andava oltre.

Qualcuno si fermava davvero.

Erano soprattutto anziani, persone sole, uomini che non sapevano come dire mi manchi, madri che volevano scrivere a figli lontani, vicini che dovevano presentare scuse senza sembrare troppo deboli.

Matilde ascoltava tutti.

Non faceva domande inutili.

Non giudicava mai la grammatica del dolore.

Prima di uscire di casa si sistemava sempre la sciarpa davanti allo specchio.

Non importava che la stanza fosse piccola, che la luce entrasse poco, che la moka sul fornello facesse ormai più compagnia che caffè.

Lei si preparava come se dovesse incontrare il mondo con rispetto.

Le scarpe erano consumate, ma pulite.

Il cappotto era vecchio, ma spazzolato.

La borsa aveva il manico riparato, ma dentro ogni foglio era tenuto diritto.

A Siena, la piazza non perdona chi si lascia andare.

O forse era Matilde a non perdonarselo.

Un tempo la sua scrittura era stata bellissima.

Le lettere avevano curve sottili, ferme, quasi musicali.

Le persone le chiedevano di scrivere inviti, annunci, biglietti importanti, perfino parole da conservare dentro cassetti che nessuno avrebbe aperto per anni.

Adesso la mano destra le tremava.

All’inizio era stato solo un leggero movimento, come un pensiero trattenuto.

Poi il tremore era diventato più evidente.

La penna scivolava, l’inchiostro si allargava, certe righe non restavano dritte.

Matilde si vergognava più di questo che della povertà.

La povertà si poteva nascondere piegando bene un cappotto.

Una mano che tradisce, invece, parla davanti a tutti.

Quando qualcuno osservava troppo da vicino, lei appoggiava il palmo sul foglio e sorrideva.

«Devo solo sistemare la frase,» diceva.

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