A Siena Una Bambina Disegnò Casa Sua E Svelò Un Segreto Nascosto-tantan - Chainityai

A Siena Una Bambina Disegnò Casa Sua E Svelò Un Segreto Nascosto-tantan

A Siena, Martina aveva otto anni e una cosa che gli adulti chiamavano fantasia solo perché faceva paura guardarci dentro.

Disegnava case.

Non case allegre, non case da appendere al frigorifero, non quelle con il sole nell’angolo e il fumo che esce dal camino come una promessa buona.

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Le sue case erano piegate.

Avevano tetti storti, muri che sembravano spingere verso l’interno, finestre troppo piccole e corridoi troppo lunghi.

E poi c’era sempre quella stanza.

Una stanza in fondo al disegno, chiusa da ogni lato, senza porta.

Sua madre diceva che Martina lo faceva per farsi notare.

Lo diceva al mattino, mentre la moka borbottava piano sul fornello e la cucina aveva ancora l’odore amaro del caffè.

Lo diceva davanti al tavolo di legno, davanti alle chiavi appese vicino all’ingresso, davanti alle fotografie vecchie di famiglia che sembravano osservare senza intervenire.

“Disegna sciocchezze per attirare l’attenzione.”

Martina teneva il pastello tra le dita e continuava a guardare il foglio.

Non sembrava una bambina che voleva attenzione.

Sembrava una bambina che voleva essere creduta senza dover dire tutto.

Ogni volta che disegnava, sua madre si irrigidiva.

Prima guardava il foglio.

Poi guardava Martina.

Poi guardava se il patrigno era nella stanza.

E quando lui c’era, la madre diventava più dura.

Come se la vergogna, in quella casa, dovesse sempre essere sistemata prima che qualcuno la vedesse fuori posto.

Il patrigno di Martina era un uomo ordinato.

Scarpe lucide vicino alla porta, camicie piegate bene, voce bassa quando parlava con i vicini e sguardo severo quando la porta si chiudeva.

Non urlava spesso.

Non ne aveva bisogno.

Bastava il modo in cui guardava un foglio, un quaderno, una mano sporca di colore.

Bastava il silenzio che lasciava cadere tra una frase e l’altra.

Martina aveva imparato presto che certe stanze non erano fatte solo di muri.

Alcune erano fatte di frasi ripetute.

“Non inventare.”

“Non esagerare.”

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