A Torino Il Bambino Disegnava Sempre La Stessa Ombra Davanti Alla Scuola-tantan - Chainityai

A Torino Il Bambino Disegnava Sempre La Stessa Ombra Davanti Alla Scuola-tantan

A Torino, Andrea aveva sette anni e una mano leggera, quasi educata, quando prendeva le matite colorate.

Non scarabocchiava come gli altri bambini quando erano stanchi, non premeva fino a rompere la punta, non riempiva il foglio di mostri o supereroi.

Disegnava case dritte, tavoli ordinati, tazze piccole, scarpe vicino alla porta, sciarpe appese agli schienali, finestre con le tende tirate a metà.

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E poi, sempre, disegnava un’ombra.

La maestra se ne accorse in un mattino di pioggia sottile, quando l’aula aveva quell’odore di giacche umide, carta bagnata e matite appena temperate.

Fuori, il cortile della scuola sembrava lavato e freddo.

Dentro, i bambini erano agitati perché l’esercizio era semplice e crudele come solo certe consegne per l’infanzia sanno essere: disegnate la vostra famiglia.

Qualcuno fece una mamma con un vestito rosso.

Qualcuno fece un padre enorme, con le braccia più grandi del resto del corpo.

Qualcuno disegnò un cane, un gatto, una nonna, una moka sul fornello perché a casa la mattina cominciava sempre con quel borbottio.

Andrea rimase zitto.

Aveva già scelto i colori, ma non li usava tutti.

La madre la fece con il cappotto elegante, la bocca rossa e le scarpe nere lucidissime.

La finta matrigna la mise accanto al tavolo, con un sorriso largo, troppo largo per stare in un disegno di un bambino.

Il piccolo lo disegnò vicino a una sedia, con una palla tra le mani.

Poi prese il nero.

Non chiese un’altra matita.

Non guardò nessuno.

Tracciò una figura sottile e scura, senza volto, senza occhi, senza bocca, senza mani.

Non la mise dentro la casa.

La mise fuori, quasi sul bordo del foglio.

La maestra passò tra i banchi e si fermò alle sue spalle.

«Chi è lui, Andrea?» chiese piano.

Il bambino tenne la testa bassa.

«Papà.»

La maestra aspettò, perché a volte i bambini continuano se non li si spaventa con troppe domande.

Andrea, però, non continuò.

Colorò un po’ più forte quella sagoma, come se volesse coprirla e salvarla nello stesso gesto.

Quando la campanella del pomeriggio liberò il corridoio, le famiglie entrarono con il rumore di sempre: passi, ombrelli chiusi, voci basse, saluti veloci, cappotti scrollati dalla pioggia.

La madre di Andrea arrivò alle 16:12.

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