A Torino La Bambina “In Più” Scoprì Il Segreto Del Nonno-tantan - Chainityai

A Torino La Bambina “In Più” Scoprì Il Segreto Del Nonno-tantan

A Torino, ogni volta che un ospite le chiedeva il nome, Alma, 6 anni, abbassava la testa e rispondeva: “Sono la bambina in più.”

Non lo diceva per gioco.

Non lo diceva perché aveva inventato una frase buffa da bambina.

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Lo diceva perché in quella casa le avevano insegnato che certe parole, se ripetute abbastanza, diventano obbedienza.

L’appartamento era sempre perfetto quando arrivava qualcuno.

Le tazzine da espresso allineate.

La moka lavata e rimessa al suo posto.

Le scarpe del padre lucidate vicino all’ingresso.

Il foulard della madre sistemato con una precisione quasi nervosa.

Le fotografie di famiglia sul mobile di legno non erano mai storte.

La tovaglia non aveva mai una piega fuori posto.

Perfino Alma, a sei anni, veniva preparata come parte dell’arredamento.

Vestitino pulito.

Capelli pettinati.

Mani ferme.

Voce bassa.

E soprattutto quella frase.

La prima volta che la pronunciò davanti a un’ospite, la donna rimase immobile con un vassoio di cornetti tra le mani.

Era mattina, e dalla cucina arrivava ancora l’odore del caffè.

La donna aveva sorriso entrando, dicendo “Permesso” con gentilezza, come si fa quando si entra in una casa che sembra troppo ordinata per contenere un litigio.

Poi aveva visto Alma vicino alla credenza.

“Come ti chiami, tesoro?”

Alma aveva alzato gli occhi verso sua madre.

Non cercava il permesso di parlare.

Cercava il permesso di esistere.

La madre le aveva risposto con un piccolo movimento del mento.

Allora Alma aveva stretto le dita sul bordo del vestito e aveva detto: “Sono Alma. Sono la bambina in più.”

La donna aveva fatto un mezzo sorriso confuso.

“Come, scusa?”

Il padre di Alma si era messo a ridere piano, non una risata felice, ma una di quelle risate che servono a chiudere una porta prima che qualcuno faccia domande.

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