A Torino, La Vergogna Di Una Nonna Sull’Autobus Sotto La Pioggia-tantan - Chainityai

A Torino, La Vergogna Di Una Nonna Sull’Autobus Sotto La Pioggia-tantan

La pioggia a Torino non cadeva forte, cadeva insistente, come se volesse entrare nelle cuciture dei cappotti, nelle borse, nelle scarpe, nei pensieri di chi saliva sull’autobus senza guardare nessuno.

Nonna Carla aveva 73 anni e camminava piano, non per mancanza di volontà, ma perché il corpo, a una certa età, comincia a chiedere permesso anche quando l’anima vorrebbe correre.

Salì sul bus tenendo la borsa contro il petto, con le chiavi di casa avvolte in un fazzoletto di stoffa e il biglietto già pronto tra due dita tremanti.

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Accanto a lei c’era sua nuora, dritta, curata, il cappotto sistemato sulle spalle e lo sguardo di chi misura ogni cosa in base a quello che gli altri potrebbero pensare.

Nonna Carla non voleva disturbare.

Era il tipo di donna che si scusava con il tavolo quando urtava una gamba della sedia, che diceva «prego» anche se era lei ad aver bisogno, che lasciava sempre l’ultimo pezzo di pane nel cestino perché qualcuno poteva desiderarlo più di lei.

Quel giorno, però, il bus era pieno.

C’erano studenti umidi di pioggia, una signora con un sacchetto del forno stretto al petto, un uomo con il giornale piegato sotto il braccio, due passeggeri fermi vicino all’obliteratrice e l’autista che ogni tanto controllava lo specchietto.

Carla cercò un posto a cui aggrapparsi e trovò il corrimano.

Le sue dita tremarono appena.

Non era un tremore grande, non era una scena, non era qualcosa che chiedesse attenzione.

Era solo quel piccolo movimento involontario che certe persone anziane provano a nascondere, come se persino il corpo dovesse mantenere la bella figura.

La nuora lo vide subito.

Prima fece finta di niente.

Poi guardò il riflesso nel finestrino, come se il vetro le restituisse non solo il suo viso, ma anche l’immagine di Carla accanto a lei.

Una donna anziana, bagnata dalla pioggia, il foulard non perfettamente fermo, le mani incerte, la borsa consumata agli angoli.

Nonna Carla sorrise piano.

«Tra poco scendiamo, cara,» disse.

La parola cara non servì a scaldare niente.

La nuora le lanciò uno sguardo breve, tagliente, quasi offeso.

«Stia ferma.»

Carla annuì subito.

«Sì, sì, certo.»

Il bus frenò, e lei si spostò di pochi centimetri.

La borsa urtò appena il cappotto della nuora.

Non ci fu danno, non ci fu rumore, non ci fu nemmeno una vera ragione per arrabbiarsi.

Ma ci sono persone che aspettano un pretesto come si aspetta una porta socchiusa.

La nuora inspirò, strinse le labbra e disse abbastanza piano da fingere discrezione, ma abbastanza forte da consegnare ogni parola ai passeggeri intorno.

«Lei trema troppo.»

Carla abbassò lo sguardo sulle proprie mani.

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