A Venezia, 200 Firme Al Giorno Nascondevano Un Contratto Falso-tantan - Chainityai

A Venezia, 200 Firme Al Giorno Nascondevano Un Contratto Falso-tantan

A Venezia, il signor Franco aveva 78 anni e una mano che tremava solo quando nessuno lo guardava.

Davanti agli altri, invece, teneva la schiena dritta.

Si radeva ogni mattina.

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Lucidava le scarpe anche se non doveva uscire.

Appoggiava la sciarpa allo schienale della sedia come se bastasse quel gesto a ricordare al mondo che un uomo anziano non è un mobile da spostare.

La sua casa era piena di piccole cose che parlavano più di lui.

La moka sul fornello.

Le fotografie di famiglia in cornici consumate.

Le chiavi appese vicino alla porta.

Il tavolo di legno dove aveva firmato ricevute, cartoline, moduli, lettere e auguri per una vita intera.

Era sempre stato un uomo preciso.

Non elegante in modo vistoso.

Preciso.

Il colletto pulito.

Il pane comprato presto.

Il buongiorno detto anche quando il cuore era pesante.

Sua figlia lo sapeva.

Sapeva che Franco non avrebbe mai fatto una scenata davanti ai parenti.

Sapeva che avrebbe ingoiato un’offesa pur di non sporcare il nome della famiglia.

Sapeva anche che, se gli dicevi che una cosa serviva alla salute, lui avrebbe provato a crederci.

Per questo cominciò con dolcezza.

Una mattina arrivò con un quaderno nuovo, una penna blu e un sorriso troppo fermo.

«Papà, facciamo un esercizio.»

Franco guardò il quaderno.

«Che esercizio?»

«Per la memoria. Devi scrivere la tua firma. Aiuta la mano, aiuta la testa.»

Lui non disse subito sì.

Si limitò a guardare la penna, poi la figlia.

C’erano giorni in cui le parole gli sembravano pietre.

Non perché non capisse.

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