A Verona La Bambina Lasciò Un Vuoto Nel Disegno Di Famiglia-tantan - Chainityai

A Verona La Bambina Lasciò Un Vuoto Nel Disegno Di Famiglia-tantan

Anita aveva sei anni quando capì che un foglio bianco poteva fare più paura di una porta sbattuta.

Quel pomeriggio a Verona, la luce entrava dalla finestra della cucina e cadeva sul tavolo di legno come una cosa troppo onesta.

Sul piano c’erano una scatola di matite colorate, una gomma consumata, una tazzina di caffè freddo e una moka lasciata sul fornello.

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La casa profumava appena di caffè e detersivo, quel profumo ordinato che la matrigna voleva sempre prima che il padre tornasse.

Ogni cosa doveva sembrare al posto giusto.

Le scarpe vicino alla porta dovevano essere dritte.

Il foulard sulla sedia non doveva restare accartocciato.

Le foto sul mobile del soggiorno dovevano mostrare solo ciò che la casa aveva deciso di ricordare.

Anita stava seduta con le gambe che non arrivavano bene al pavimento e guardava il foglio davanti a sé.

La matrigna le mise una mano sulla spalla, non forte, ma abbastanza da farle capire che non era una carezza.

“Disegna la nostra famiglia felice,” disse.

Anita alzò gli occhi.

La donna sorrideva, ma quel sorriso non chiedeva niente.

Ordinava.

“Poi lo appendiamo in soggiorno,” aggiunse, come se fosse un premio.

Anita guardò verso la parete dove di solito venivano messe le cose belle.

Lì c’era già una cornice con una passeggiata di famiglia, una foto del padre in camicia chiara, un piccolo oggetto rosso appeso alle chiavi, una vecchia immagine rovesciata dietro un vaso.

Non c’era sua madre.

Non c’era più da tempo.

La mamma vera esisteva in casa solo come certe parole proibite, quelle che fanno cambiare faccia agli adulti anche quando nessuno ha urlato.

Anita ricordava una foto nascosta in un cassetto, un profumo leggero su una sciarpa vecchia, una voce che il padre non nominava quasi mai.

Quando una bambina non riceve risposte, impara a leggere i dettagli.

Anita aveva imparato il rumore del cassetto chiuso troppo in fretta.

Aveva imparato il tono della matrigna quando parlava del passato.

Aveva imparato che suo padre diventava più silenzioso ogni volta che lei chiedeva della mamma.

Quel pomeriggio, però, non aveva fatto domande.

La domanda era stata messa davanti a lei sotto forma di foglio.

“Devo disegnare anche la mamma?” chiese piano.

La matrigna smise di sistemare le matite.

La cucina sembrò restringersi.

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