Dopo 24 Ore Di Turno, Salì Nell’Auto Sbagliata E Cambiò Tutto-paupau - Chainityai

Dopo 24 Ore Di Turno, Salì Nell’Auto Sbagliata E Cambiò Tutto-paupau

Bianca Mendes era così stanca quella notte che aveva dimenticato il modo in cui la paura entra nel corpo.

Di solito arrivava prima nello stomaco, poi nella gola, poi nelle mani.

Quella notte, invece, non arrivò.

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Aveva ancora una traccia scura sotto un’unghia, un segno che il sapone dell’ospedale non era riuscito a cancellare.

Le bruciavano le spalle per aver sollevato persone che si erano scusate mentre lei le aiutava.

I capelli, raccolti con cura all’inizio del turno, erano diventati un nodo molle e disperato, fermato da una forcina piegata e dalla testardaggine.

Aveva passato ventiquattro ore in corsia.

Due emergenze improvvise.

Tre famiglie con gli occhi pieni di domande a cui nessuno voleva rispondere.

Un bambino che piangeva chiamando la madre.

Un giovane medico che continuava a chiedere una vena come se il corpo umano fosse una mappa leggibile solo agli altri.

Bianca aveva sorriso, spinto letti, cambiato lenzuola, risposto con calma, preso appunti, contato respiri, sistemato flebo, detto “ci sono io” anche quando non sapeva più dove fosse rimasta lei stessa.

Quando uscì, voleva soltanto dormire.

Non cenare.

Non parlare.

Non guardare un messaggio.

Nemmeno fare la doccia, anche se il suo corpo le chiedeva acqua calda e silenzio.

Solo dormire.

La pioggia aveva smesso da meno di un’ora e il marciapiede davanti all’ingresso sud sembrava una lastra lucida.

La luce dei lampioni si allungava nelle pozzanghere.

Da un bar vicino arrivava l’odore amaro di un espresso appena fatto, uno di quei caffè presi in piedi, al banco, prima di rimettersi addosso la giornata.

Dietro il vetro c’erano due cornetti rimasti su un vassoio, tristi e dorati, come se anche loro avessero perso l’ultimo treno per una vita normale.

Bianca guardò lo schermo del telefono.

SUV nero, ingresso sud.

Alzò gli occhi.

Un SUV nero era lì.

Lo sportello posteriore era appena socchiuso.

Lei non pensò a controllare la targa.

Non pensò al nome dell’autista.

Non pensò che la stanchezza, certe volte, assomiglia alla fiducia ma è solo resa.

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