Dopo Tre Mesi Di Silenzio, Un Gatto Anziano Scelse Lui-paupau - Chainityai

Dopo Tre Mesi Di Silenzio, Un Gatto Anziano Scelse Lui-paupau

Tre mesi dopo la morte di mia moglie, preparavo ancora due tazze di caffè ogni mattina e fingevo che non significasse niente.

La prima tazza la mettevo alla mia destra.

La seconda restava davanti alla sedia vuota.

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Non la riempivo sempre fino all’orlo, perché una parte di me sapeva benissimo cosa stavo facendo.

Ma la prendevo lo stesso dalla credenza, la posavo sul tavolo, controllavo che il manico fosse girato verso il posto dove Linda aveva sempre appoggiato la mano.

Poi accendevo la moka.

Il borbottio riempiva la cucina per pochi secondi, quel rumore domestico che una volta significava mattina, abitudine, vita.

Adesso sembrava quasi una domanda.

Questa era la parte che non raccontavo mai a mia figlia.

Quando Emily mi chiamava, io rispondevo con la stessa frase, sempre pulita, sempre pronta.

“Sto bene.”

Lo dicevo mentre guardavo due tazze sul tavolo.

Lo dicevo mentre il cardigan di sua madre restava appeso vicino alla porta.

Lo dicevo mentre mangiavo quello che trovavo, spesso in piedi, spesso senza apparecchiare.

Lo dicevo così spesso che, certe mattine, quasi riuscivo a crederci anch’io.

Io e Linda eravamo stati sposati quarantanove anni.

Quarantanove anni sono una vita intera, ma non nel modo in cui la gente lo dice ai funerali per fare bella figura.

Sono una vita intera perché, dopo tanto tempo, non sai più dove finisci tu e dove comincia l’altra persona.

La casa non aveva oggetti miei e oggetti suoi.

Aveva cose nostre.

La nostra poltrona, anche se era lei a sedercisi più spesso.

Il nostro lavandino del bagno, con il suo pettine ancora nel bicchiere.

Il nostro lato del letto, perché dopo quarantanove anni anche il lato vuoto resta occupato.

Il nostro tavolino della domenica, vicino alla vetrina del bar, dove prendevamo due espresso e un cornetto da dividere.

Lei diceva sempre che non aveva fame.

Poi mangiava la parte con più crema e mi lasciava le briciole sul piattino.

Mi arrabbiavo per finta.

Lei rideva davvero.

Avevamo il nostro modo di piegare gli asciugamani.

Le nostre piccole manie.

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