Due Monete Sul Banco E Una Promessa Rimasta Viva Per Vent’Anni-paupau - Chainityai

Due Monete Sul Banco E Una Promessa Rimasta Viva Per Vent’Anni-paupau

La bambina lasciò cadere due monete sul mio bancone con le dita tremanti.

«Ho tanta fame», sussurrò.

L’uomo dietro di lei smise di masticare.

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Non disse nulla, non chiamò nessuno, non mise mano al portafoglio.

Abbassò soltanto lo sguardo sul suo panino caldo, come se il pane potesse diventare un posto dove nascondere la coscienza.

Quella fu la parte che ricordai per prima, ancora prima del suo viso.

Non ricordai il nome, perché non me lo diede mai.

Non ricordai da dove venisse, perché i bambini che hanno imparato a dormire dove capita capiscono presto che ogni risposta può diventare una trappola.

Ricordai il suono.

Due colpetti secchi, leggeri, quasi educati, contro il bordo metallico del mio chiosco.

Erano troppo pochi per comprare un pasto.

Erano troppo forti perché una strada intera potesse dire di non aver sentito.

Era un tardo pomeriggio freddo, uno di quelli in cui l’umidità entra sotto la lana e si ferma nelle ossa.

Il cielo era basso, grigio, e il vapore della mia griglia si alzava davanti al viso come il fiato di un animale stanco.

Dal bar all’angolo arrivava l’odore dell’espresso, amaro e caldo.

Poco più avanti, dal forno, uscivano persone con sacchetti di carta stretti al petto, cornetti rimasti per il giorno dopo e pane ancora profumato, mentre il fruttivendolo sistemava le ultime cassette con il gesto lento di chi vuole chiudere ma non può ancora.

La gente passava composta.

Cappotti scuri, sciarpe ben annodate, scarpe lucidate, borse da lavoro, telefoni in mano, chiavi di casa già pronte tra le dita.

C’era quel tipo di eleganza quotidiana che in Italia conosciamo bene, la cura di sembrare a posto anche quando dentro nulla lo è.

La chiamano bella figura, ma a volte diventa soltanto una maschera ben stirata.

E in mezzo a tutto quel passare, quella bambina sembrava ferma da ore.

Aveva una giacca beige troppo grande, forse appartenuta a qualcun altro.

Le maniche le coprivano quasi tutta la mano, e dalle estremità uscivano solo le dita, rosse per il freddo, strette attorno a due monete.

I capelli erano schiacciati da un lato, come se avesse dormito contro un muro, una panchina o un cartone.

Sulle guance aveva polvere, sulle labbra tagli sottili, e negli occhi una stanchezza che non doveva appartenere a nessun bambino.

Non era soltanto triste.

Era concentrata.

Guardava i wurstel che giravano sulla griglia con la serietà di chi sta facendo un calcolo impossibile.

Pane, carne, senape, acqua.

Quanto costa non svenire.

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