Il Bambino Che Aspettava Ore Davanti All’Ascensore Senza Entrare-tantan - Chainityai

Il Bambino Che Aspettava Ore Davanti All’Ascensore Senza Entrare-tantan

Ogni pomeriggio Andrea arrivava davanti all’ascensore del quarto piano sempre alla stessa ora.

Le cinque e mezza.

A volte qualche minuto prima.

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Mai dopo.

Il palazzo ormai aveva imparato il suono leggero delle sue scarpe nel corridoio.

Un rumore quasi invisibile.

Come se il bambino cercasse di non disturbare nessuno.

Roma a quell’ora aveva sempre lo stesso respiro.

Motorini in strada.

Tazzine di espresso appoggiate sui banconi dei bar.

Le persone che tornavano a casa con il pane ancora caldo del forno.

Nel palazzo, invece, si sentivano porte che si aprivano, chiavi girate lentamente nelle serrature, sedie trascinate verso la tavola per la cena.

Andrea restava fermo davanti all’ascensore.

Con lo zaino sulle spalle.

Senza premere il pulsante.

La prima a notarlo davvero fu la signora Lucia.

Sessantadue anni.

Vedova.

Abitava da più di vent’anni nello stesso appartamento.

Conosceva ogni rumore del palazzo.

Sapeva distinguere persino il passo dei vicini sulle scale.

La prima volta pensò che il bambino avesse dimenticato le chiavi.

La seconda volta immaginò che aspettasse il padre.

La terza iniziò a preoccuparsi.

Perché Andrea non sembrava mai tranquillo.

Restava rigido.

Le mani strette alle bretelle.

Gli occhi bassi.

Come se ogni minuto fosse una prova da superare.

Un pomeriggio Lucia uscì con una busta del forno stretta contro il petto.

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