Il Bambino Che Chiedeva A Dio Di Dare Meno Fastidio-tantan - Chainityai

Il Bambino Che Chiedeva A Dio Di Dare Meno Fastidio-tantan

A Siena, ogni settimana, un bambino di 9 anni infilava nella cassetta delle preghiere un foglietto con scritto solo: “Signore, fa’ che io dia meno fastidio.”

La frase era così piccola che, la prima volta, il sacerdote quasi non la capì.

Non perché fosse scritta male, anche se le lettere erano incerte e alcune scendevano sotto la riga.

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Non perché il foglio fosse strappato, piegato in modo disordinato e tenuto insieme da un angolo umido.

La frase era difficile da capire perché nessun bambino dovrebbe pensare a sé stesso in quel modo.

Quel martedì mattina la chiesa era quasi vuota.

La luce entrava pallida dalle finestre alte e cadeva sui banchi di legno, sulle candele consumate, sul marmo chiaro che conservava ancora il freddo della notte.

Fuori, la città aveva già il suo ritmo ordinario.

Una serranda veniva alzata.

Qualcuno parlava davanti al bar con una tazzina di espresso in mano.

Una donna attraversava la strada tenendo una sciarpa stretta al collo, elegante anche nella fretta.

Dentro, però, il sacerdote rimase fermo con quel foglietto tra le dita.

“Signore, fa’ che io dia meno fastidio.”

Non c’era firma.

Non c’era una data.

Non c’era nemmeno un disegno nell’angolo, come spesso fanno i bambini quando lasciano una preghiera.

Solo quella richiesta.

Il sacerdote la lesse una volta.

Poi una seconda.

Poi la piegò con attenzione e la mise nel cassetto della piccola scrivania accanto alla sagrestia.

Non voleva trasformare ogni frase dolorosa in un dramma.

I bambini, a volte, scrivono parole grandi senza sapere davvero quanto pesano.

A volte si sentono in colpa perché hanno rotto un bicchiere, preso un brutto voto, risposto male alla madre o fatto piangere qualcuno senza volerlo.

A volte pensano che una giornata storta sia colpa loro.

Ma quella frase restò nella mente del sacerdote anche quando uscì per salutare una signora anziana, anche quando sistemò i libretti sui banchi, anche quando più tardi sentì il profumo del pane arrivare dal forno vicino.

Era una frase troppo precisa.

Troppo abituata al dolore.

La settimana dopo, nella stessa cassetta, trovò un altro foglietto.

Stessa carta.

Stessa piega.

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