Il Bambino Che Dormiva Da Ospite Nella Casa Del Padre-tantan - Chainityai

Il Bambino Che Dormiva Da Ospite Nella Casa Del Padre-tantan

Un bambino costretto a dormire nella stanza degli ospiti inutilizzata a Venezia non capì subito di essere stato escluso dalla propria famiglia.

All’inizio Filippo pensò che fosse una cosa temporanea.

Aveva otto anni, e a otto anni certe crudeltà non hanno ancora un nome preciso.

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Le senti nel corpo prima di capirle.

Le senti quando entri in una stanza e gli adulti smettono di parlare.

Le senti quando una sedia viene spostata appena un po’, come se il tuo posto non fosse mai stato previsto.

Le senti quando tuo padre ti sorride in pubblico, ma in casa diventa improvvisamente occupato, stanco, lontano.

La stanza dove Filippo dormiva era in fondo al corridoio.

Nessuno la chiamava camera sua.

La matrigna la chiamava sempre “la stanza degli ospiti”.

Non era una stanza cattiva in apparenza.

Aveva un letto stretto, un armadio chiuso, una poltrona nell’angolo e mobili coperti da teli bianchi.

C’erano lenzuola pulite, ma non c’era calore.

C’era ordine, ma non appartenenza.

Ogni cosa sembrava preparata per qualcuno che avrebbe dovuto andarsene presto.

Filippo ci entrava ogni sera con il pigiama sotto il braccio e il suo piccolo zaino vicino al petto.

Lo zaino restava quasi sempre accanto al letto, perché non gli era permesso svuotarlo davvero.

“Non riempire i cassetti,” gli aveva detto la matrigna il primo giorno.

Lui aveva chiesto perché.

Lei gli aveva risposto con un sorriso che non arrivava agli occhi.

“Perché questa stanza deve restare pronta.”

Pronta per chi, Filippo non lo sapeva.

Non veniva mai nessuno.

I teli bianchi restavano fermi sulle sedie, sulla poltrona, su un piccolo tavolino vicino alla finestra.

Quando Filippo passava accanto a quei mobili, cercava di non sfiorarli.

Aveva paura di lasciare un segno.

La casa del padre era una casa dove ogni segno sembrava sbagliato.

Le chiavi appese vicino all’ingresso avevano il loro posto.

Le vecchie fotografie stavano nei cassetti o sulle mensole, ordinate in cornici scure.

La moka veniva lavata e rimessa sul fornello con precisione.

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