Il Bambino Costretto A Chiedere Perdono Per Essere Nato-tantan - Chainityai

Il Bambino Costretto A Chiedere Perdono Per Essere Nato-tantan

La domenica mattina Matteo arrivava sempre prima che le campane finissero di suonare.

Aveva 9 anni, ma camminava come un adulto che ha già imparato a non fare rumore.

Le sue scarpe erano lucidate con una cura che non apparteneva ai bambini.

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La camicia era infilata nei pantaloni senza una piega, il cappotto chiuso fino al collo, i capelli pettinati di lato come se dovesse passare un’ispezione.

Accanto a lui, suo padre non lo accompagnava.

Lo guidava.

La differenza si vedeva dalla mano sulla spalla.

Una mano ferma, pesante, appoggiata nel punto esatto in cui un bambino avrebbe voluto sentire protezione, e invece sentiva comando.

Fuori, Assisi si svegliava con quella luce chiara che rende anche il silenzio più visibile.

Al bar, le tazzine dell’espresso tintinnavano sul banco e qualcuno usciva con un cornetto avvolto nella carta.

Davanti alla chiesa, le famiglie si salutavano con sorrisi misurati, cappotti buoni, sciarpe sistemate con cura, scarpe pulite.

La domenica, certe persone sembravano voler dire al mondo che andava tutto bene ancora prima di aprire bocca.

Matteo non sorrideva mai.

Non guardava le vetrine.

Non si distraeva con le rondini, con i passi sul selciato, con gli altri bambini che tiravano la mano alle madri perché volevano fermarsi un minuto in più fuori.

Entrava e basta.

Sempre nello stesso modo.

Sempre nello stesso banco.

Sempre nello stesso punto del pavimento.

Poi si inginocchiava.

Suo padre restava in piedi dietro di lui.

E il bambino diceva:

“Mi dispiace di essere nato.”

La prima volta, la frase arrivò così piano che molti pensarono di non aver capito.

La chiesa ha un modo strano di inghiottire le parole.

A volte le rende sacre.

A volte le rende più terribili.

Una donna nel secondo banco si voltò appena, con le dita ancora ferme sul rosario.

Un uomo smise di sfogliare il libretto della messa.

Una madre strinse il cappotto del figlio seduto accanto a lei, quasi per istinto.

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