Il Bambino Dei Biglietti Vecchi Alla Stazione Di Torino-tantan - Chainityai

Il Bambino Dei Biglietti Vecchi Alla Stazione Di Torino-tantan

Alla stazione di Torino Porta Nuova, Marco aveva otto anni e passava le mattine con le mani dentro i cestini.

Non cercava monete, non cercava giocattoli, non cercava avanzi da mangiare.

Cercava biglietti del treno.

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Li tirava fuori uno alla volta, li scuoteva, li lisciava sul pavimento e li osservava con una serietà che faceva male.

Per lui non erano pezzi di carta sporchi.

Erano possibilità.

Ogni biglietto poteva essere quello giusto.

Ogni numero stampato poteva essere la combinazione capace di riportarlo a casa.

La stazione, intorno a lui, continuava a vivere come se nulla fosse.

La mattina aveva odore di caffè caldo, cornetti appena aperti dal sacchetto, pioggia rimasta sotto le suole e ferro dei binari.

I pendolari entravano con il passo veloce, ordinavano un espresso al bancone, controllavano l’orologio e uscivano senza guardare davvero nessuno.

Qualcuno vedeva Marco.

Quasi tutti lo dimenticavano dopo pochi secondi.

Era piccolo, silenzioso, con una giacca troppo leggera e una tasca sempre gonfia di carta.

Aveva le scarpe sporche, ma le teneva allacciate bene, con un nodo doppio.

Aveva i capelli schiacciati da una notte passata in qualche angolo.

Aveva le mani arrossate dal freddo.

E aveva un modo strano di scusarsi anche quando nessuno lo rimproverava.

Se urtava una valigia, diceva subito “scusi”.

Se qualcuno gli lanciava un’occhiata dura, abbassava la testa.

Se un addetto gli chiedeva di spostarsi, lui si spostava senza protestare, ma portava con sé i biglietti come si portano via le cose sacre.

Il primo giorno, un uomo del bar pensò che fosse lì con qualcuno.

Il secondo giorno, una donna delle pulizie pensò che fosse uno di quei bambini lasciati liberi mentre i genitori comprano qualcosa.

Il terzo giorno, un passeggero gli diede mezzo panino.

Marco lo prese con entrambe le mani, ringraziò e lo mangiò piano, guardando sempre i binari.

Il quarto giorno, il vecchio controllore lo notò davvero.

Non lo vide soltanto.

Lo notò.

C’è una differenza enorme.

Vedere è passare accanto a una ferita.

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