Il Bambino Di Torino Che Aveva Paura Di Una Linea Bianca-tantan - Chainityai

Il Bambino Di Torino Che Aveva Paura Di Una Linea Bianca-tantan

Il bambino che non oltrepassava mai la linea bianca sul pavimento a Torino sembrava, all’inizio, soltanto un bambino molto preciso.

A sette anni, Marco entrava a scuola con lo zaino ben chiuso, le scarpe pulite e quella faccia seria che gli adulti spesso scambiano per buona educazione.

Diceva “grazie” anche quando nessuno gli dava niente.

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Chiedeva il permesso per prendere la matita.

Aspettava che la maestra gli dicesse quando sedersi, quando alzarsi, quando aprire il quaderno.

I compagni lo prendevano un po’ in giro, ma senza vera cattiveria, come fanno i bambini quando non capiscono ancora che certe paure non nascono da un gioco.

La prima volta successe un lunedì mattina.

Il corridoio della scuola era pieno di voci, giacche appese male, passi veloci e odore di colazione rimasto addosso ai bambini.

Qualcuno aveva ancora in mano un tovagliolino del bar, con le briciole di cornetto piegate dentro.

La maestra camminava verso l’aula con il registro sotto il braccio, facendo spazio tra gli zaini e dicendo piano “permesso” a chi si fermava nel mezzo.

Marco arrivò quasi alla porta.

Poi si bloccò.

Davanti a lui c’era una riga bianca tra due piastrelle.

Niente di speciale.

Una linea di pavimento, pulita, sottile, uguale a mille altre linee in quella scuola.

Ma Marco la guardò come se fosse un muro.

Un compagno rise.

“Dai, Marco. Devi solo entrare.”

Marco non si mosse.

Un’altra bambina fece un saltello sopra la riga per fargli vedere che non succedeva niente.

Lui sbiancò.

Non si arrabbiò.

Non fece capricci.

Non cercò attenzione.

Si limitò a stringere lo zaino e a respirare sempre più piano, come se ogni respiro potesse far rumore abbastanza da svegliare qualcuno.

La maestra lo notò.

Si chinò accanto a lui senza toccarlo, perché in quel momento capì che un gesto troppo rapido avrebbe potuto spaventarlo ancora di più.

“Marco, tutto bene?”

Lui annuì subito.

Troppo subito.

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