Il Bambino Fuori Dal Campo Che Nessuno Voleva Pagare-tantan - Chainityai

Il Bambino Fuori Dal Campo Che Nessuno Voleva Pagare-tantan

Il bambino che aspettava davanti al cancello del campo da calcio a Napoli non faceva rumore.

Arrivava quasi sempre alla stessa ora, quando il pomeriggio cominciava a diventare dorato e le voci della strada si mescolavano al rumore dei motorini.

Aveva 9 anni e si chiamava Tino.

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Non aveva una borsa sportiva.

Non aveva una divisa.

Non aveva nemmeno un adulto che lo accompagnasse con la mano sulla spalla, come succedeva agli altri bambini.

Aveva solo una maglietta troppo larga, scarpe consumate e quello sguardo fisso di chi ha imparato presto a desiderare senza chiedere.

Ogni giorno si fermava davanti alla rete del campo.

Le dita entravano nei quadrati del metallo.

Gli occhi seguivano il pallone come se fosse una cosa viva.

Dentro, i bambini correvano, cadevano, ridevano, litigavano per un passaggio sbagliato e poi ricominciavano.

Fuori, Tino restava immobile.

A volte il sole batteva sulla recinzione e gli scaldava le mani.

A volte dal bar vicino al campo usciva l’odore dell’espresso appena fatto.

A volte un genitore mangiava in fretta un cornetto rimasto dal mattino, parlando di lavoro o di calcio senza guardare davvero il bambino fuori dal cancello.

Tino guardava tutto.

Guardava i lacci delle scarpe degli altri.

Guardava come il mister sistemava i coni.

Guardava il modo in cui un portiere piegava le ginocchia prima del tiro.

Guardava le traiettorie.

Non sembrava un bambino che fantasticava.

Sembrava un bambino che studiava.

La prima volta che un pallone uscì dal campo, nessuno pensò che fosse importante.

Era un tiro sbagliato, uno di quelli che fanno arrabbiare l’allenatore e ridere i compagni.

La palla superò la recinzione bassa da un lato, rimbalzò sul marciapiede e rotolò fino ai piedi di Tino.

Lui si irrigidì.

Per un secondo non la toccò.

Sembrava quasi che avesse paura di rovinare quel momento.

Poi mise la punta della scarpa sopra il pallone e lo fermò.

“Ehi, bambino!” gridò uno dei ragazzi dentro il campo. “Ce la rimandi?”

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