Il Bambino Nascosto Dietro La Tenda Rossa Di Casa A Genova-tantan - Chainityai

Il Bambino Nascosto Dietro La Tenda Rossa Di Casa A Genova-tantan

A Genova, Edoardo aveva 7 anni e conosceva il salone di casa meglio di qualunque adulto.

Non perché potesse attraversarlo liberamente.

Lo conosceva perché lo guardava da dietro una tenda rossa.

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La tenda era pesante, spessa, troppo elegante per essere toccata da un bambino.

Quando il sole entrava dalle finestre, il tessuto si accendeva di riflessi scuri e caldi, come una ferita nascosta sotto un vestito bello.

Edoardo aveva imparato a non muoversi.

Aveva imparato a respirare piano.

Aveva imparato perfino a distinguere gli ospiti dal modo in cui posavano il cappotto, nel corridoio, accanto al mobile con le chiavi di famiglia.

Quando arrivavano le signore, la casa profumava di cipria, cornetti serviti su piattini piccoli e caffè versato in tazzine sottili.

Quando arrivavano gli uomini, c’era sempre un rumore diverso, più duro, fatto di scarpe lucidate, tosse trattenute e documenti appoggiati sul tavolo lungo.

Ma per Edoardo, ogni visita cominciava nello stesso modo.

La matrigna gli appariva davanti con il sorriso già pronto per gli altri e la voce senza sorriso per lui.

“Dietro,” diceva.

Non alzava quasi mai il tono.

Non le serviva.

In quella casa, le parole più crudeli venivano dette piano, perché i muri eleganti non dovevano sentire.

La prima volta che Edoardo aveva chiesto perché, lei si era chinata fino al suo viso.

Aveva un foulard perfettamente annodato e le mani curate, mani che sapevano accarezzare una tovaglia stropicciata ma non la testa di un bambino.

“Gli estranei non devono sapere che in questa casa c’è una macchia,” aveva detto.

Da allora Edoardo non aveva più chiesto.

Aveva solo cercato di capire se una macchia potesse lavarsi via.

Forse con il sapone.

Forse con il silenzio.

Forse diventando così invisibile che nessuno avrebbe più avuto motivo di vergognarsi di lui.

Suo padre non lo chiamava macchia.

Questo Edoardo lo sapeva.

Ma a volte il silenzio di un padre è una parola che non finisce mai.

Era un uomo ricco, sempre curato, sempre occupato.

Portava camicie stirate, controllava l’orologio, parlava al telefono vicino alla finestra e si fermava spesso davanti alle vecchie fotografie di famiglia senza guardarle davvero.

Quando Edoardo gli passava accanto, lui gli sfiorava i capelli in fretta, come si tocca un oggetto fragile che non si sa dove mettere.

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