Il Bambino Senza Nonno Che Trovò Una Voce Sotto L’Ulivo-tantan - Chainityai

Il Bambino Senza Nonno Che Trovò Una Voce Sotto L’Ulivo-tantan

In Puglia, ogni pomeriggio, il signor Cosimo si sedeva sotto un vecchio ulivo e raccontava storie che nessuno sembrava più voler ascoltare.

Aveva 88 anni, una schiena curva ma ancora dignitosa, il bastone sempre vicino alla sedia e le scarpe lucidate come se dovesse ricevere ospiti importanti.

Il problema era che gli ospiti non arrivavano quasi mai.

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Un tempo la sua casa era stata piena di passi, voci, risate e mani piccole che tiravano la manica della camicia chiedendo una favola prima di cena.

I nipoti lo chiamavano nonno con impazienza affettuosa, come se quella parola fosse una chiave di famiglia.

Poi la vita li aveva portati lontano.

Prima erano mancate le visite lunghe.

Poi erano mancate le domeniche.

Poi anche le telefonate avevano preso il tono frettoloso di chi ama, forse, ma non ha più spazio per fermarsi.

“Ciao nonno, tutto bene?”

“Ti richiamiamo.”

Cosimo rispondeva sempre con calma.

“Sì, sì, tutto bene.”

Non era vero, ma non voleva che la sua solitudine diventasse un peso da appoggiare sulle spalle degli altri.

La mattina si alzava presto, preparava la moka e lasciava che il profumo del caffè riempisse la cucina.

Sul mobile teneva vecchie fotografie, alcune un po’ scolorite, altre ancora nitide abbastanza da ferirlo.

Passava un dito sui volti, poi sistemava la camicia, prendeva le chiavi di casa e usciva a comprare il pane.

Salutava il forno, il fruttivendolo, il vicino che camminava piano, la donna che gli diceva sempre di coprirsi quando tirava vento.

Non chiedeva niente a nessuno.

Sorrideva.

Tornava a casa.

Mangiava poco.

E nel pomeriggio, quando la luce diventava morbida e l’ombra dell’ulivo si allungava sulla terra, prendeva la sedia e cominciava a raccontare.

All’inizio lo faceva per abitudine.

Poi lo fece per resistere.

Le storie, per Cosimo, non erano solo passatempi.

Erano ricevute invisibili di tutto ciò che aveva amato.

Ogni favola conservava un gesto, una voce, una promessa, un rimprovero, una cena finita tardi, una mano posata sulla spalla nel momento giusto.

Quando raccontava, non si sentiva completamente abbandonato.

La sua memoria si sedeva accanto a lui.

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