Il Barattolo Di Miele Che Restituì La Voce A Una Maestra-tantan - Chainityai

Il Barattolo Di Miele Che Restituì La Voce A Una Maestra-tantan

In Umbria, dietro una casa semplice dove il verde arrivava quasi fino alla finestra della cucina, il signor Paolo teneva un barattolo di miele separato da tutti gli altri.

Non lo mostrava a chi passava per comprare un vasetto.

Non lo offriva agli amici che si fermavano per un espresso.

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Lo teneva in fondo alla mensola, dietro due barattoli più chiari e una tazza sbeccata che nessuno usava più.

Aveva ottantasette anni e le mani gli tremavano ogni volta che cercava di svitare un coperchio, ma quando si avvicinava alle arnie sembrava che il corpo gli ricordasse ancora una disciplina antica.

Il passo era lento.

Il respiro era misurato.

Le dita, anche se incerte, sapevano dove appoggiarsi.

Paolo non aveva molte arnie.

Ne aveva poche, piccole, disposte dietro casa in una fila ordinata, come sedie pronte per una conversazione che non richiedeva voce.

Ogni mattina controllava il cielo, poi la terra, poi le api.

Prima ancora di pensare a sé, pensava a loro.

In cucina c’era quasi sempre una moka sul fornello, il manico consumato da anni di prese attente, e accanto alla finestra un quaderno spesso con le pagine piegate agli angoli.

Su quel quaderno Paolo annotava tutto.

La data.

Il colore del miele.

L’arnia da cui veniva.

Il tempo del giorno.

A volte aggiungeva una parola sola, come se bastasse a fissare un’intera stagione.

“Dolce.”

“Forte.”

“Paziente.”

Non era sempre stato un uomo di poche parole.

Un tempo Paolo cantava.

La sua voce non era una voce qualunque, almeno per chi l’aveva ascoltata quando era più giovane.

Aveva cantato per anni, con quella sicurezza silenziosa di chi non ha bisogno di vantarsi perché sa che il dono parla da solo.

Non cantava per farsi applaudire.

Cantava perché certe emozioni, se restano chiuse nel petto, diventano peso.

La voce gli usciva piena, calda, capace di tenere insieme persone che magari non si parlavano da settimane.

Poi arrivarono gli anni.

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