Il Bicchiere D’Acqua A Bari Che Diventò Un Debito Di Vita-tantan - Chainityai

Il Bicchiere D’Acqua A Bari Che Diventò Un Debito Di Vita-tantan

9. Il bicchiere d’acqua alla stazione degli autobus di Bari

Alla stazione degli autobus di Bari, nelle ore più calde del pomeriggio, il rumore non si fermava mai davvero.

C’erano le ruote delle valigie che saltavano sulle fughe del marciapiede, il freno degli autobus che soffiava come un animale stanco, il cucchiaino che batteva contro le tazzine nel bar all’angolo, e sopra tutto quel miscuglio rimaneva sospeso l’odore di gasolio, asfalto caldo ed espresso.

Image

Il signor Franco arrivava quasi sempre prima che il sole diventasse cattivo.

Aveva 79 anni, una camicia chiara abbottonata con cura, le scarpe più lucide di quanto la sua fatica potesse permettersi, e un vecchio carrellino pieno di bottigliette d’acqua.

Non era un lavoro che faceva arricchire.

Ogni bottiglia lasciava in tasca solo poche monete, e a volte neanche quelle bastavano a coprire il peso delle ore passate in piedi.

Ma Franco non si lamentava davanti agli altri.

Aveva quella dignità antica di chi è stato educato a non mostrare la fame, a non mostrare la paura, a tenere la schiena dritta anche quando la vita ti ha già piegato.

Una volta era stato pescatore.

Lo capivano tutti quelli che si fermavano a guardargli le mani.

Erano mani larghe, scurite dal sole, con dita che parevano ancora ricordare le reti, i nodi, il sale e il legno bagnato.

Nel portafoglio teneva una foto piegata, consumata agli angoli.

In quella foto c’era lui più giovane, con una barca dietro e il mare aperto a riempire lo sfondo.

Sorrideva come sorridono gli uomini prima di scoprire che un solo giorno può portarsi via tutto.

La barca l’aveva persa in una tempesta.

Non era stata una di quelle storie raccontate con grandi parole, perché Franco non amava fare teatro sul dolore.

Diceva solo che il mare, quando decide, non chiede il permesso.

Da quel giorno aveva perso il lavoro, ma soprattutto aveva perso il modo in cui si riconosceva allo specchio.

Senza la barca, non era più il pescatore che partiva prima dell’alba.

Senza le reti, non era più l’uomo che tornava con qualcosa da mettere in tavola.

Senza quel mestiere, gli sembrava di essere diventato un peso leggero ma costante, una presenza che il mondo tollerava per educazione.

Così aveva cominciato a vendere acqua vicino alla stazione.

Poco alla volta, quel carrellino era diventato la sua nuova barca.

Ogni mattina lo spingeva fuori casa, chiudeva la porta, sentiva le chiavi tintinnare alla cintura e attraversava il pezzo di città che ormai conosceva passo per passo.

A casa aveva una moka piccola, una foto vecchia vicino alla credenza e poche abitudini che gli tenevano insieme le giornate.

Alla stazione, invece, aveva il suo posto.

Non era ufficiale, non era importante, non era scritto su nessun cartello.

Però chi passava spesso lo sapeva.

Franco era lì.

Read More

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *