Il Biglietto Mai Timbrato Che Un Bambino Custodiva A Palermo-tantan - Chainityai

Il Biglietto Mai Timbrato Che Un Bambino Custodiva A Palermo-tantan

Il bambino teneva in tasca un biglietto dell’autobus mai timbrato a Palermo.

Non lo mostrava quasi mai, non perché se ne vergognasse, ma perché aveva paura che qualcuno glielo portasse via.

A otto anni, Salvatore aveva già imparato che certe cose vanno nascoste vicino al cuore.

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Il biglietto stava nella tasca interna della sua camicia, piegato una sola volta, protetto da un fazzoletto bianco che ormai aveva preso la forma della carta.

Ogni mattina lo controllava prima ancora di lavarsi la faccia.

Lo tirava fuori piano, come si tira fuori una fotografia da una cornice rotta.

Guardava il bordo consumato, la stampa quasi scolorita, la parte ancora intatta dove nessuna macchinetta aveva lasciato il foro.

Poi lo rimetteva al suo posto.

La zia gli aveva detto che quel biglietto serviva per arrivare da sua madre.

“È al capolinea,” gli ripeteva.

“Tu devi solo aspettare ed essere buono.”

Salvatore non sapeva bene cosa volesse dire essere abbastanza buono per rivedere una madre.

Per questo si esercitava.

Non faceva cadere le posate.

Non parlava quando la zia rispondeva al telefono.

Non correva in corridoio.

Non chiedeva di uscire.

Non piangeva forte.

Quando gli veniva il nodo alla gola, si sedeva vicino alla finestra e ascoltava Palermo muoversi sotto di lui.

C’erano le serrande dei negozi che salivano al mattino, le tazzine posate sui banconi dei bar, le voci di chi comprava il pane, i passi delle persone che sapevano dove andare.

Lui invece restava dentro.

L’appartamento aveva mobili vecchi, pavimenti freddi, una cucina in cui la moka borbottava ogni mattina come se fosse l’unica cosa autorizzata a parlare.

Sulla credenza c’erano fotografie di famiglia che la zia spolverava soltanto quando arrivava qualcuno.

La foto della madre di Salvatore era stata girata verso il muro.

La zia diceva che era per non farlo soffrire.

Ma i bambini capiscono la differenza tra una cura e una cancellazione.

Non la sanno spiegare, però la sentono.

Salvatore la sentiva ogni volta che passava davanti a quella cornice.

Sentiva che qualcosa in quella casa era stato messo al contrario.

Una foto.

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