Il Cane Lo Protesse Davanti Al Cancelletto, Poi La Voce Tornò-tantan - Chainityai

Il Cane Lo Protesse Davanti Al Cancelletto, Poi La Voce Tornò-tantan

Il bambino era dietro il mio cancelletto, con il labbro spaccato, e stringeva il cane come se fosse l’unica casa rimasta.

«Per favore, non mi mandi indietro», disse.

Aveva dodici anni, ma in quel momento sembrava molto più piccolo.

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Si chiamava Elio.

Lo sapevo perché da settimane veniva nel mio cortile, mai agli stessi orari, mai con la sicurezza di chi entra in un posto sapendo di essere atteso.

Eppure Balù lo aspettava sempre.

Balù era il mio vecchio cane color miele, un meticcio pesante, lento, con il muso bianco e una cicatrice lunga sulla schiena.

Di solito passava le giornate sul tappeto dell’ingresso, vicino alle mie scarpe lucidate e al mobile dove tenevo le chiavi di casa, facendo finta di non sentire quando lo chiamavo.

Quel pomeriggio, invece, si mise davanti al bambino come un muro.

Io rimasi immobile con la mano sul cancelletto.

Dietro di me, dalla cucina, arrivava ancora l’odore amaro della moka lasciata sul fornello troppo a lungo.

Davanti a me c’era Elio, con gli occhiali rotti, lo zaino aperto, il respiro corto e gli occhi pieni di una paura che nessun adulto dovrebbe ignorare.

Non fu il sangue a spaventarmi di più.

Fu il modo in cui stringeva Balù.

Non come si stringe un cane.

Come si stringe l’ultima cosa sicura rimasta al mondo.

Io mi chiamo Giuseppe, ho sessantasette anni e per quasi tutta la vita ho fatto il postino alla periferia di Bologna.

Per anni ho camminato tra villette, palazzine basse, cortili piccoli, portoni che sembravano tutti uguali e invece non lo erano mai.

Ogni casa aveva il suo respiro.

Ogni famiglia aveva un rumore diverso dietro le finestre.

Quando fai il postino abbastanza a lungo, impari a vedere quello che gli altri saltano.

Una tapparella che resta giù anche nei giorni di sole.

Una cassetta piena perché nessuno ha il coraggio di uscire.

Un bambino che rallenta il passo prima di arrivare al portone.

Una madre che sorride troppo in fretta, con gli occhi che non sorridono affatto.

Io non ero un eroe.

Ero solo un uomo che aveva consegnato lettere per quarant’anni e aveva imparato che a volte la verità non bussa forte.

A volte resta ferma davanti a un cancelletto.

La prima volta che vidi Elio era la fine dell’estate.

La luce era ancora calda, il cortile sapeva di terra bagnata e dalla strada arrivava il rumore quieto della gente che tornava a casa con il pane del forno e le buste della spesa.

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