Il Cane Randagio Alla Fermata Vide Il Pericolo Prima Di Tutti-paupau - Chainityai

Il Cane Randagio Alla Fermata Vide Il Pericolo Prima Di Tutti-paupau

La prima cosa che ricordo è il rumore della mazza nella mia mano.

Era una mazza d’alluminio da baseball, fredda, leggera solo in apparenza, perché in quel pomeriggio mi sembrava fatta di ferro pieno.

La stringevo così forte che le dita avevano perso colore.

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Davanti a me, vicino alla fermata del pulmino scolastico, c’era un cane che avrebbe fatto paura a chiunque.

Era enorme, basso sulle zampe, con il petto largo, il muso segnato da cicatrici vecchie e le orecchie rovinate come se la vita gliele avesse strappate un pezzo alla volta.

Non aveva collare, non aveva padrone, non aveva il modo allegro dei cani che cercano una carezza.

Era un randagio.

Un pitbull tigrato, sporco di polvere, con occhi seri e un corpo pieno di storie che nessuno voleva ascoltare.

Io, in quel momento, non volevo ascoltarle.

Volevo solo che sparisse.

Mia figlia aveva otto anni e ogni pomeriggio tornava a casa dal pulmino con lo zainetto rosa che le rimbalzava sulle spalle.

Da giorni mi diceva la stessa frase.

«Papà, quel cane mi aspetta di nuovo.»

La prima volta avevo provato a tranquillizzarla.

La seconda avevo guardato dalla finestra.

La terza avevo sentito qualcosa chiudersi nello stomaco.

Quel giorno il vento portava odore di caffè dal bar all’angolo e un filo caldo di pane dal forno che stava per abbassare la serranda.

Era un pomeriggio normale, di quelli in cui le tazzine battono sul banco e qualcuno si sistema la sciarpa prima della passeggiata.

La mia cucina, poco prima, odorava ancora di moka, perché avevo lasciato il caffè a metà quando avevo visto dalla finestra quella sagoma tigrata vicino alla fermata.

Avevo preso la mazza senza pensarci.

Non ero orgoglioso di quel gesto.

Ma un padre spaventato non sempre è un uomo lucido.

Attraversai il cancello e arrivai sul marciapiede con il cuore che mi martellava nelle orecchie.

Il cane era seduto a pochi metri dalla fermata.

Non cercava cibo.

Non annusava i sacchetti.

Non si avvicinava ai bambini.

Guardava fisso oltre la strada.

«Via da qui!» gridai.

Alzai la mazza, aspettandomi che ringhiasse.

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