Il Giorno In Cui La Classe Intera Protesse Andrea Dai Genitori-tantan - Chainityai

Il Giorno In Cui La Classe Intera Protesse Andrea Dai Genitori-tantan

Il bambino protetto da tutta la classe il giorno della riunione con i genitori.

A Bologna, quella mattina, l’aula sembrava più piccola del solito.

Non perché mancasse spazio, ma perché certi silenzi occupano più posto delle persone.

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Le sedie erano state sistemate in cerchio, i banchi spinti contro le pareti, i disegni dei bambini appesi con il nastro adesivo sopra una fila di cappotti.

Sul tavolo della maestra c’era una moka ormai fredda, accanto a un fascicolo sottile, alcune penne e un registro aperto.

Fuori, dal bar all’angolo, entrava ogni tanto l’odore di espresso e cornetto, quando qualcuno spalancava il portone della scuola.

Andrea arrivò tenendo lo zaino stretto contro il petto.

Aveva otto anni, le scarpe pulite, i capelli pettinati in fretta e quell’espressione che alcuni bambini imparano troppo presto.

Non era paura piena.

Era preparazione.

Come se sapesse già che, da un momento all’altro, qualcuno avrebbe potuto dire qualcosa su di lui e lui avrebbe dovuto restare fermo.

Sua madre entrò poco dopo.

Indossava un cappotto ordinato, una sciarpa sistemata bene al collo, il volto composto di chi vuole apparire stanca ma dignitosa.

Suo padre la seguiva con passo più lento.

Salutò la maestra con un cenno educato, poi guardò Andrea come si guarda un oggetto fuori posto.

Il bambino abbassò subito gli occhi.

La riunione con i genitori era iniziata come tante.

Qualche domanda sui compiti.

Qualche preoccupazione sull’attenzione in classe.

Qualche sorriso tirato tra adulti che, anche quando sono nervosi, cercano di non perdere la Bella Figura.

La maestra parlava con calma.

Aveva una voce ferma, non severa.

I bambini erano rimasti presenti perché quella giornata prevedeva un momento comune, una specie di confronto aperto con le famiglie.

Alcuni si agitavano sulle sedie.

Altri guardavano i propri genitori per capire quando sorridere e quando stare zitti.

Andrea non cercava nessuno.

Fissava le proprie mani.

Le teneva intrecciate sulle ginocchia.

Ogni tanto premeva un pollice contro l’altro, come se quel piccolo dolore gli servisse a restare nel presente.

Quando la maestra chiese se qualcuno volesse condividere una difficoltà, la madre di Andrea sospirò.

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