Il Gradino Unto Che Fece Crollare Una Famiglia A Genova-tantan - Chainityai

Il Gradino Unto Che Fece Crollare Una Famiglia A Genova-tantan

Quando il signor Mario cadde dalle scale, il primo rumore non fu il suo grido.

Fu il tintinnio delle chiavi di famiglia che scivolarono sul marmo e finirono contro il battiscopa.

Poi arrivò il tonfo.

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Poi il silenzio.

In quell’appartamento di Genova, la mattina era cominciata come tante altre, con la moka sul fornello, una tazzina pronta sul ripiano e la finestra socchiusa per far uscire l’odore del caffè.

Mario aveva settantacinque anni e si muoveva piano, ma non si lasciava trattare come un peso.

Si lucidava ancora le scarpe prima di scendere, sistemava la camicia anche quando doveva solo passare dal forno, e teneva le chiavi della casa in tasca con la cura di chi sa che certi oggetti non aprono solo porte.

Aprono ricordi.

Quella casa portava ancora la presenza di sua moglie.

C’erano fotografie vecchie in cornici di legno, un foulard appeso vicino all’ingresso, e un cassetto dove Mario conservava documenti, ricevute e lettere che nessuno leggeva più finché non servivano.

Quel giorno, purtroppo, servirono.

La vicina sentì il rumore mentre stava rientrando con una busta piccola del fruttivendolo.

Aprì la porta appena abbastanza per vedere il corpo di Mario ai piedi della scala interna.

Il vecchio era piegato su un fianco, con il braccio stretto al petto e il volto contratto da un dolore che non aveva bisogno di spiegazioni.

“Mario?” chiamò lei.

Lui provò a rispondere, ma dalla gola gli uscì solo un respiro spezzato.

In cima alle scale apparve il figlio.

Non corse.

Non scese subito.

Rimase fermo, con una mano sul corrimano, lo sguardo più irritato che spaventato.

“Papà, che cosa hai fatto adesso?” disse.

La vicina rimase immobile.

Certe frasi, quando vengono dette davanti a un corpo a terra, fanno più rumore della caduta.

Mario sollevò appena il viso.

“Sono caduto,” sussurrò. “Il braccio… chiamate qualcuno.”

Il figlio fece un sorriso breve, senza calore.

“Sei caduto o ti sei lasciato cadere?”

La vicina abbassò gli occhi, imbarazzata per lui.

Non per Mario.

Per il figlio.

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