Il Limone Di Nonna Rosa Nascondeva La Verità Del Suo Giardino-tantan - Chainityai

Il Limone Di Nonna Rosa Nascondeva La Verità Del Suo Giardino-tantan

A Sorrento, nonna Rosa non aveva molto, ma aveva un giardino.

Non era grande, non era elegante, non aveva cancelli importanti né muri alti.

Era solo un piccolo pezzo di terra dietro casa, con qualche vaso, una sedia consumata dal sole e una fila di limoni che profumavano l’aria anche nei giorni in cui la vita sembrava aver perso dolcezza.

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Per Rosa, però, quel giardino valeva più di qualunque stanza della casa.

La cucina aveva la moka, il tavolo di legno, le vecchie foto appese storte e la credenza con le tazze buone.

Il giardino aveva tutto il resto.

Aveva i passi di suo marito quando era ancora vivo.

Aveva le mani giovani di Rosa che scavavano buche nella terra.

Aveva il primo limone piantato con una promessa detta piano, quasi per vergogna, come si fanno le cose importanti quando si è poveri di parole ma ricchi di speranza.

Ogni mattina Rosa si alzava presto.

Non perché qualcuno glielo chiedesse, ma perché il corpo, dopo una certa età, ricorda gli orari meglio della mente.

Accendeva il fornello, aspettava che la moka cominciasse a respirare, poi versava il caffè in una tazzina bianca con il bordo sbeccato.

Ne beveva due sorsi, mai di più.

Diceva che il resto lo lasciava alla giornata.

Poi prendeva il foulard appoggiato alla sedia, se lo metteva sulle spalle, controllava che le scarpe fossero pulite e apriva la porta sul retro.

Anche solo per innaffiare i limoni, Rosa usciva composta.

Non per vanità.

Per dignità.

La Bella Figura, per lei, non era farsi vedere ricca.

Era non lasciarsi andare, neanche quando la solitudine bussava più forte dei parenti.

Il primo albero era il suo preferito.

Il tronco era storto, quasi piegato da un lato, ma ogni anno regalava frutti con una testardaggine che la faceva sorridere.

Rosa gli passava la mano sulla corteccia, come si tocca una fronte amata.

A volte gli parlava.

Non frasi lunghe.

Solo poche parole, quelle che non aveva più nessuno a cui dire.

“Ancora qui, eh?”

E poi restava in silenzio, ascoltando il quartiere svegliarsi.

Una serranda che saliva.

Un motorino lontano.

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