Il Piatto Di Riso Che Salvò Due Anziani Soli A Roma-tantan - Chainityai

Il Piatto Di Riso Che Salvò Due Anziani Soli A Roma-tantan

Il piatto di riso bianco a Roma non aveva niente di speciale, e proprio per questo nessuno avrebbe dovuto dimenticarlo.

Non c’era sugo, non c’era burro, non c’era formaggio grattugiato, non c’era quel profumo pieno che di solito esce dalle cucine italiane all’ora di cena e si infila nei corridoi come una promessa.

Era solo riso bianco, acqua e sale.

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Eppure, ogni sera, in un palazzo romano dove le porte si chiudevano in fretta e i saluti si consumavano tra un pianerottolo e l’altro, quel piccolo piatto diventava il gesto più importante della giornata.

Nonna Teresa aveva 82 anni e viveva da sola in un appartamento ordinato, troppo silenzioso, con le fotografie vecchie allineate su una mensola e un mazzo di chiavi pesante appeso vicino all’ingresso.

La mattina si alzava presto, anche se nessuno la aspettava.

Preparava la moka, beveva il caffè in una tazzina scheggiata e guardava dalla finestra il quartiere che si svegliava piano, tra saracinesche, passi sul marciapiede e voci di chi correva al bar per un espresso e un cornetto.

Lei non scendeva quasi mai al bar.

Non perché non le piacesse, ma perché ogni moneta aveva un posto preciso nella sua settimana.

La pensione arrivava e se ne andava subito, spezzata in bollette, medicine, pane, riso, qualche verdura comprata al fruttivendolo quando il prezzo era gentile.

In inverno, la casa diventava più fredda di quanto lei ammettesse.

Quando qualcuno le chiedeva se avesse acceso il riscaldamento, Teresa sorrideva e diceva che bastava uno scialle buono.

Era una bugia piccola, di quelle che le persone anziane dicono per non pesare su nessuno.

I figli vivevano lontano.

Chiamavano, sì, ma spesso in quei minuti stretti tra lavoro, traffico e stanchezza in cui l’amore sembra una lista di domande pratiche.

“Hai preso le medicine?”

“Hai mangiato?”

“Ti serve qualcosa?”

Teresa rispondeva sempre nello stesso modo.

“Sì, sì, tutto bene.”

Poi posava il telefono, restava un momento a guardare lo schermo spento e tornava alla sua cucina.

La cucina era piccola, ma pulita come una cappella domestica.

Una tovaglia a quadri, due sedie, una pentola consumata, una foto del marito in cornice e un piattino di ceramica dove teneva gli spiccioli.

Su quel piattino, certe sere, contava il suo margine di resistenza.

Non faceva drammi.

Non si lamentava nel condominio.

Non fermava i vicini con racconti tristi.

Teresa apparteneva a quella generazione che aveva imparato a presentarsi bene anche quando dentro mancava il fiato, a lucidare le scarpe anche se la dispensa era quasi vuota, a dire “Buonasera” con dignità anche quando la giornata era stata lunga e fredda.

Nell’appartamento accanto viveva il Signor Elio.

Aveva 76 anni, una schiena un po’ curva e un modo antico di salutare, con un leggero cenno della testa.

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