Il Pollice Rosso Di Nonna Marta Svelò Il Tradimento In Casa-tantan - Chainityai

Il Pollice Rosso Di Nonna Marta Svelò Il Tradimento In Casa-tantan

A Bari, Nonna Marta, 68 anni, si svegliò con il pollice sporco di inchiostro rosso.

All’inizio pensò di aver sognato male.

La stanza era ancora piena di una luce pallida, quella che entra dalle persiane prima che la casa cominci davvero a vivere.

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Sul comodino c’erano il bicchiere d’acqua lasciato a metà, un fazzoletto piegato, le vecchie chiavi di casa e una fotografia consumata agli angoli.

Nella foto, Marta era più giovane, suo marito aveva ancora le spalle larghe, e il loro figlio rideva con la bocca sporca di sugo.

Quella casa era tutta lì, in quel piccolo rettangolo scolorito.

Marta provò a sedersi, ma la testa le pesò come dopo una febbre.

Non ricordava di essersi coricata così presto.

Non ricordava di aver finito la tisana.

Non ricordava nemmeno perché avesse ancora addosso la vestaglia buona, quella che non indossava mai per dormire.

Poi vide il pollice.

Il destro.

La pelle era macchiata di rosso, scuro vicino all’unghia, più chiaro sulle linee dell’impronta.

Non era salsa, non era smalto, non era polvere di cucina.

Era inchiostro.

Marta lo capì prima ancora di annusarlo.

Rimase immobile, con la mano sospesa davanti al viso, e nella casa sentì il rumore più normale del mondo: una tazzina appoggiata su un piattino.

In cucina c’era sua nuora.

Si muoveva piano, con quel modo attento che negli ultimi mesi aveva usato per farsi vedere premurosa.

Aveva preparato la moka, aveva sistemato due tazzine, aveva passato un panno sul tavolo di legno come se la mattina dovesse essere lucida, ordinata, irreprensibile.

Marta restò sulla porta.

La nuora si girò e sorrise.

“Ti sei svegliata, mamma.”

La chiamava mamma solo quando voleva ottenere qualcosa o quando c’era qualcuno ad ascoltare.

Marta abbassò gli occhi sul proprio dito.

La nuora seguì quello sguardo.

Il sorriso le rimase sul viso, ma cambiò peso.

“Ti sei macchiata ieri sera,” disse subito.

“Con cosa?”

“Non so. Forse una penna. Avevi le mani sul tavolo.”

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