Il Pranzo Intatto Di Clara E La Prova Che Nessuno Si Aspettava-tantan - Chainityai

Il Pranzo Intatto Di Clara E La Prova Che Nessuno Si Aspettava-tantan

A Bologna, il pranzo di Clara, sei anni, tornava intatto ogni giorno.

La matrigna diceva sempre la stessa frase, con quel tono educato che sembrava pulito solo da lontano.

“È schizzinosa, maestra. La lasci pure a stomaco vuoto, così impara.”

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La prima volta, la maestra non pensò subito al peggio.

Clara era piccola, silenziosa, con quegli occhi grandi che sembravano chiedere permesso anche per guardare.

In prima elementare capitava spesso che un bambino non mangiasse.

C’era chi aveva nostalgia della mamma, chi non sopportava gli odori della mensa, chi voleva solo tornare a casa, sedersi al tavolo di cucina e sentire una voce familiare dire “buon appetito”.

Quel giorno, durante la pausa pranzo, la classe era piena di piccoli rumori.

Coperchi che si aprivano, borracce che cadevano, tovaglioli stropicciati, bambini che parlavano con la bocca mezza piena e ridevano per niente.

Fuori pioveva piano.

Una di quelle piogge bolognesi leggere, che lucidano i marciapiedi e fanno entrare in classe odore di lana bagnata, zaini umidi e pane caldo portato dalla mensa.

Clara sedeva al suo banco con la scatola del pranzo davanti.

La fissava.

Non la apriva.

“Clara, hai bisogno di aiuto?” chiese la maestra.

La bambina scosse la testa.

“Non hai fame?”

Clara annuì.

“Sì.”

“Allora apriamo insieme?”

La mano della bambina si fermò sul coperchio.

Le dita erano piccole, tese, quasi bianche.

“Non posso.”

La maestra si chinò appena, senza invadere il suo spazio.

“Non puoi o non vuoi?”

Clara abbassò gli occhi.

“Non devo.”

La frase rimase tra loro come una goccia fredda.

Non era una risposta da bambina capricciosa.

Era una frase imparata.

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