Il Quaderno Dei Punti D’Amore Che Fece Tremare Una Famiglia-tantan - Chainityai

Il Quaderno Dei Punti D’Amore Che Fece Tremare Una Famiglia-tantan

A otto anni, Riccardo aveva imparato che il rumore più pericoloso in casa non era una porta sbattuta.

Era il silenzio prima che qualcuno chiedesse un numero.

Succedeva quasi sempre dopo cena, quando il tavolo era ancora apparecchiato e la cucina tratteneva l’odore del sugo, del pane caldo, della moka lasciata sul fornello per il giorno dopo.

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Sua madre sistemava i piatti con gesti piccoli, controllati, come se ogni tazza dovesse dimostrare che tutto era in ordine.

Suo padre restava seduto con la schiena dritta, il telefono vicino alla mano, la cartellina trasparente a pochi centimetri dal bicchiere.

Riccardo capiva il momento prima ancora che qualcuno parlasse.

Il quaderno blu usciva dallo zaino.

La matita veniva messa al centro del tavolo.

E lui smetteva di essere un bambino.

Diventava un testimone.

“Solo una cosa veloce,” diceva sua madre.

“Devi essere sincero,” aggiungeva suo padre.

Riccardo annuiva, anche quando non voleva.

Nel quaderno c’erano due colonne tracciate con il righello.

Papà.

Mamma.

Sotto, giorno dopo giorno, piccoli numeri scritti con una calligrafia ancora infantile.

7.

8.

6 e mezzo.

Qualche volta un 10, ma quasi mai senza conseguenze.

Quei voti, all’inizio, erano stati presentati come un gioco.

“Così capiamo cosa ti fa stare bene,” gli aveva detto sua madre una sera, lisciandogli i capelli dietro l’orecchio.

“Così nessuno può dire bugie,” aveva detto suo padre, sorridendo troppo poco.

Riccardo non aveva capito subito che il gioco aveva regole che cambiavano in base a chi perdeva.

Se scriveva un voto alto a sua madre, suo padre diventava silenzioso.

Non urlava sempre.

A volte faceva peggio: piegava il tovagliolo, guardava il numero, poi diceva: “Interessante.”

Se scriveva un voto alto a suo padre, sua madre restava davanti al lavello con le mani ferme nell’acqua.

Poi spegneva il rubinetto e chiedeva: “Quindi oggi io non ti ho fatto sentire amato?”

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