Il Segreto Della Nonna Che Chiamava Milo “Bambino In Prestito”-tantan - Chainityai

Il Segreto Della Nonna Che Chiamava Milo “Bambino In Prestito”-tantan

A Bologna, Milo aveva 7 anni e una paura che nessun bambino dovrebbe imparare a nominare.

Non aveva paura del buio, né dei temporali, né dei cani grandi che abbaiavano dietro i cancelli.

Aveva paura della porta di casa quando sua madre usciva.

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Perché appena la serratura faceva quel piccolo scatto, la nonna cambiava voce.

Davanti alla madre, era carezzevole, quasi elegante nella sua dolcezza.

Gli sistemava il colletto, gli diceva di non correre sul pavimento appena lavato, gli metteva nel piatto il pezzo migliore come si fa con i nipoti che si vogliono mostrare al mondo.

“Guarda com’è cresciuto,” diceva agli altri, con una mano sulla spalla di Milo.

Poi la madre prendeva la borsa, controllava le chiavi, lasciava un bacio veloce sulla fronte del bambino e usciva per andare al lavoro o sbrigare una pratica.

E la cucina diventava un’altra stanza.

La moka restava sul fornello, il profumo del caffè si mescolava al sapone dei piatti, e la nonna cominciava a muoversi senza guardarlo davvero.

Non urlava mai.

Quella era la cosa peggiore.

Le sue frasi arrivavano basse, ordinate, precise, come posate messe al posto giusto.

“Non ti abituare troppo.”

Milo alzava gli occhi dal quaderno.

“A cosa, nonna?”

“A questa casa.”

Lui non capiva.

Aveva sempre vissuto lì con sua madre.

Conosceva il rumore del portone, il graffio sulla gamba del tavolo, la fotografia vecchia sulla credenza, il posto dove la nonna teneva i biscotti e quello dove la madre nascondeva i documenti importanti.

Per Milo, casa non era un concetto.

Era la sedia su cui saliva per arrivare al lavandino.

Era il pigiama piegato sul cuscino.

Era il mazzo di chiavi che sua madre appoggiava sempre nello stesso piattino.

Ma la nonna continuava.

“Tu sei un bambino in prestito.”

La frase rimase nella testa di Milo come una spina.

All’inizio provò a trasformarla in gioco.

Forse voleva dire che era prezioso.

Forse voleva dire che qualcuno l’aveva affidato alla mamma perché lo amava tanto.

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