Il Tema Pieno Di Punti Che Fece Tremare Una Classe A Venezia-tantan - Chainityai

Il Tema Pieno Di Punti Che Fece Tremare Una Classe A Venezia-tantan

A Venezia, quella mattina, la luce entrava nelle case prima del coraggio.

Non era una luce da cartolina, non era quella che si vede nelle fotografie pulite dei turisti, ma una luce lattiginosa, appoggiata ai vetri, mescolata all’odore dell’acqua ferma, dei panni umidi e del caffè salito nella moka troppo presto.

Enzo aveva 9 anni e teneva la matita come se fosse una chiave.

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La teneva stretta, con le dita bianche, mentre il tavolo della cucina tremava appena ogni volta che il patrigno passava dietro di lui.

Sul tavolo c’erano una tazzina vuota, un pezzo di pane lasciato a metà, la cartella aperta e un foglio di quaderno con il margine piegato.

Il compito sembrava semplice.

Scrivere un tema.

Non un racconto complicato, non una confessione, non una richiesta d’aiuto.

Un tema da bambino, con frasi sulla casa, sulla famiglia, sulle cose di ogni giorno.

Enzo guardò la porta della cucina più volte.

La guardò come si guarda un posto da cui dovrebbe entrare una persona amata e invece non entra nessuno.

La madre non era lì.

In quella casa, da quando lei non c’era, anche gli oggetti sembravano stare più dritti del necessario, come se avessero paura di fare rumore.

La sedia della madre era accostata al tavolo, ma nessuno l’aveva usata.

Il suo foulard era ancora appeso a un gancio vicino alla porta, ordinato, immobile, con quel modo silenzioso che hanno le cose quando diventano prove senza volerlo.

Il patrigno lo vide guardarlo.

“Scrivi,” disse.

Enzo abbassò la testa.

Scrisse la prima frase.

La casa è silenziosa.

Poi mise i punti.

Non uno solo.

Non due.

Cinque.

Si fermò, contò con gli occhi e passò alla frase successiva.

La finestra guarda l’acqua.

Un punto.

Poi un’altra frase.

Il pane resta sul tavolo.

Tredici punti.

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