Il Vecchio Del Carretto Verde Che Commosse Tutta Bologna-tantan - Chainityai

Il Vecchio Del Carretto Verde Che Commosse Tutta Bologna-tantan

A Bologna, il rumore arrivava sempre prima dell’uomo.

Non era un rumore forte, ma aveva una sua firma.

Una ruota consumata che sfregava contro la pietra, un cigolio secco quando il carretto urtava una piccola irregolarità del marciapiede, poi il respiro lento di chi aveva già vissuto abbastanza da sapere che la fretta non salva nessuno.

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La gente del quartiere lo riconosceva senza affacciarsi.

“È Ettore,” diceva qualcuno dietro le persiane.

Signor Ettore aveva settantasei anni e tirava un vecchio carretto di verdure attraverso vicoli, cortili e strade dove il giorno cominciava con l’odore del caffè e il primo tintinnio delle tazzine nei bar.

Non gridava per vendere.

Non aveva cartelli colorati.

Non prometteva prezzi impossibili.

Si fermava, aspettava, salutava, e lasciava che fossero le persone ad avvicinarsi.

Aveva un cappotto scuro consumato ai gomiti, sempre spazzolato.

Portava scarpe vecchie ma lucidate, perché diceva che un uomo può perdere quasi tutto, ma non deve perdere il rispetto per sé stesso.

Nel carretto sistemava le verdure con una precisione che sembrava cura familiare.

Le zucchine non dovevano schiacciare l’insalata.

I pomodori stavano separati dalle patate.

Le mele, quando c’erano, venivano avvolte in carta sottile se la buccia era troppo fragile.

Chi lo guardava da lontano poteva pensare che fosse solo un venditore ambulante anziano.

Chi gli aveva comprato anche una sola cipolla capiva che dietro quel carretto c’era un uomo che non si era mai abituato alla povertà degli altri.

Ettore aveva avuto una bottega.

Non una bottega elegante, non un posto da fotografia, ma un piccolo negozio onesto, con cassette fresche davanti all’ingresso e un quaderno vicino alla cassa.

Nel quaderno segnava i conti di chi pagava a fine settimana.

A volte a fine mese.

A volte mai, ma lui non cancellava subito i nomi.

Diceva che la fame non è un debito come gli altri.

Sua moglie lo prendeva in giro per quella bontà.

“Tu non sei un commerciante, Ettore. Sei un parente di tutti.”

Lui fingeva di offendersi, poi le preparava il caffè nella moka e le lasciava la prima tazzina.

Quando lei si ammalò, la bottega cambiò suono.

Prima il campanello della porta sembrava allegria.

Poi cominciò a sembrare distanza.

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