Il Vecchio Di Torino E L’Orologio Che Svelò La Bugia-tantan - Chainityai

Il Vecchio Di Torino E L’Orologio Che Svelò La Bugia-tantan

A Torino, nella stanza più piccola della casa, Signor Nicola iniziò a temere il muro.

Non la porta, non la finestra, non il silenzio del corridoio.

Il muro.

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Perché sul muro c’era un orologio, e quell’orologio faceva una cosa che nessun orologio dovrebbe fare davanti a un uomo di 84 anni già costretto a difendere ogni sua parola.

Andava al contrario.

Le lancette non avanzavano verso il pranzo, verso la sera, verso il riposo.

Tornavano indietro, lente e ostinate, come se qualcuno avesse deciso che anche il tempo dovesse umiliarlo.

Signor Nicola lo guardava ogni mattina dalla poltrona vicino alla finestra.

Teneva una coperta sulle ginocchia anche quando non faceva freddo, perché a quell’età certi gesti diventano casa più delle pareti.

Le scarpe, però, erano sempre in ordine.

Lucide, sistemate, degne di un uomo che per una vita era uscito composto anche solo per prendere un caffè al bar o comprare il pane al forno.

Non era vanità.

Era dignità.

Sua moglie, quando era ancora viva, gli diceva che un uomo poteva perdere molte cose, ma non il rispetto per se stesso.

Lui quella frase non l’aveva mai dimenticata.

Per questo, anche nella stanza dove la famiglia diceva che doveva riposare, Signor Nicola si vestiva come se qualcuno potesse bussare da un momento all’altro.

La nipote bussava spesso.

Un tocco leggero, poi la porta che si apriva.

“Permesso,” diceva, ma entrava già.

Aveva il telefono sempre in mano.

All’inizio lui non ci fece caso, perché i giovani sembravano avere il telefono cucito al palmo.

Lei entrava, controllava il calendario sul comodino, spostava una tazza da espresso lasciata lì dalla mattina, raddrizzava la coperta, sorrideva.

“Nonno, oggi hai dormito bene?”

Lui rispondeva di sì, poi indicava l’orologio.

“Quello è rotto.”

Lei alzava gli occhi verso la parete, faceva una piccola pausa e abbassava la voce.

“Nonno, l’orologio va bene.”

“No. Guarda le lancette.”

“Sei stanco.”

Era quella parola a ferirlo.

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