Il Vicino Tatuato Che Cambiò Il Dolore Di Un Vedovo Solo-tantan - Chainityai

Il Vicino Tatuato Che Cambiò Il Dolore Di Un Vedovo Solo-tantan

Volevo cacciare via quel vicino tatuato dal mio cortile, poi ho visto cosa stava facendo in silenzio.

Mi chiamo Tullio Rinaldi, ho settantacinque anni e vivo da solo in una piccola casa a schiera alla periferia di Modena.

Per molti anni quella casa era stata piccola, sì, ma piena.

Image

C’era la voce di Nerina dalla cucina, il rumore della moka la mattina, il profumo del sugo la domenica, il suo passo leggero nel corridoio quando controllava se avevo lasciato ancora la sciarpa sulla sedia invece che sull’attaccapanni.

Poi lei se n’è andata.

E la casa è rimasta in piedi, ma non era più una casa.

Era una cucina troppo silenziosa.

Era una sedia vuota davanti al tavolo.

Era una tazza con i fiorellini azzurri che io lavavo, asciugavo e rimettevo sempre nello stesso punto, senza mai avere il coraggio di spostarla in fondo alla credenza.

Nerina la usava ogni mattina.

Diceva che il caffè sembrava migliore in quella tazza, anche se io le rispondevo che il caffè era lo stesso.

Lei sorrideva e mi diceva che certe cose non si spiegano, si tengono.

Dopo la sua morte, io tenni quella tazza come si tiene una mano che non può più stringerti.

La guardavo e basta.

All’inizio vennero alcune persone.

Qualche vicino suonò il campanello.

Qualcuno portò una torta.

Qualcuno mi disse di chiamare per qualsiasi cosa.

Io ringraziavo, abbassavo gli occhi e chiudevo la porta.

Non perché non avessi bisogno.

Perché il bisogno, quando è troppo grande, a volte diventa vergogna.

Mi sembrava di essere diventato un peso ancora prima che qualcuno me lo dicesse.

Così cominciai a lasciar andare le cose piccole.

Prima saltai un giorno di pulizia del cortile.

Poi due.

Poi una settimana.

La siepe davanti casa, che Nerina teneva dritta come una riga sul quaderno, iniziò a crescere storta.

L’erba spuntò tra le mattonelle del vialetto.

I gerani rossi, quelli che lei comprava sempre perché diceva che l’ingresso doveva salutare le persone prima ancora di noi, si seccarono nei vasi.

Li vedevo ogni volta che uscivo.

Read More

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *