Incinta Di Otto Mesi, La Famiglia La Lasciò Annegare In Piscina-paupau - Chainityai

Incinta Di Otto Mesi, La Famiglia La Lasciò Annegare In Piscina-paupau

La prima cosa che ricordo è il freddo.

Non il freddo semplice che ti fa cercare una coperta o tirare su una sciarpa intorno al collo.

Era un freddo profondo, feroce, entrato sotto la pelle come se l’acqua avesse trovato una strada per arrivare direttamente alle ossa.

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Per un istante non capii dove fossi.

Sentivo il sapore metallico in bocca, i capelli incollati alle guance, il vestito pesante d’acqua, e un ronzio nelle orecchie che copriva quasi tutto.

Poi arrivò il rumore delle voci.

Non erano voci vicine e calde.

Erano lontane, deformate, come se stessi ancora sul fondo della piscina e il mondo fosse rimasto sopra di me a guardare.

Aprii gli occhi.

E vidi il cielo chiaro sopra il patio, le luci appese sotto la pergola, i palloncini color pastello che ondeggiavano ancora come se nulla fosse accaduto.

Ero distesa sul pavimento di pietra, accanto alla piscina.

Una donna che avevo visto solo una volta prima, forse un’amica di una collega di Natalie, era inginocchiata accanto a me.

Aveva le mani tremanti.

Con un asciugamano premeva contro il mio addome, e il suo viso era così pallido che per un secondo pensai fosse lei a stare per svenire.

“Non ti muovere,” disse.

La sua voce si spezzò sulla parola muovere.

“Ho chiamato aiuto. Resta con me, ti prego.”

Io provai a rispondere, ma uscì solo un respiro graffiato.

Mi bruciava la gola.

Mi sembrava di avere ancora acqua nei polmoni.

Poi ricordai.

Il colpo.

Il dolore.

La mano di mia madre.

La piscina che mi prendeva alle spalle.

E soprattutto ricordai le parole di mio padre, pronunciate mentre io scivolavo via dal mondo.

“Lasciala galleggiare lì e pensare al suo egoismo.”

Quelle parole non mi tornarono come un ricordo normale.

Mi tornarono come una condanna.

Portai le mani alla pancia.

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