La Bambina Che Chiedeva Scusa Alla Sedia Vuota Ogni Sera-tantan - Chainityai

La Bambina Che Chiedeva Scusa Alla Sedia Vuota Ogni Sera-tantan

La Bambina Che Chiedeva Sempre Scusa Alla Sedia Vuota A Roma.

A Roma, in un appartamento dove il legno vecchio del tavolo conservava più memoria delle persone, Emma aveva imparato a servire un piatto a chi non c’era.

Ogni sera, prima ancora di sedersi, prendeva una piccola porzione di pasta, un pezzo di pane e un bicchiere d’acqua.

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Poi li sistemava davanti alla sedia vuota.

Quella sedia stava sempre nello stesso posto, accanto alla finestra, con la luce gialla della cucina che cadeva sullo schienale come una mano stanca.

Nessuno ci si sedeva.

Nessuno spostava il tovagliolo.

Nessuno diceva che era assurdo lasciare una porzione intera davanti a un’assenza.

Emma aveva sette anni e faceva tutto con la precisione di una persona molto più grande.

Il piatto doveva essere dritto.

La forchetta a sinistra.

Il bicchiere non troppo vicino al bordo.

La fetta di pane non capovolta, perché una volta la mamma le aveva detto che certe cose, a tavola, si fanno con rispetto anche quando si ha fretta.

Quando tutto era pronto, Emma si fermava davanti alla sedia e chinava la testa.

“Con xin lỗi vì đã làm mẹ biến mất” era la frase che aveva imparato a dire nel modo in cui il dolore le era stato insegnato.

In italiano, ormai, le usciva così:

“Scusa se ho fatto sparire la mamma.”

La prima volta che lo disse, la nonna ebbe un sussulto.

La seconda volta, lo zio tossì e guardò fuori dalla finestra.

La terza, il padre di Emma posò il bicchiere con una calma così perfetta che nessuno osò più contraddirla.

Da allora quella frase era diventata parte della cena.

Come il pane.

Come l’acqua.

Come il rumore della moka al mattino, quando la casa fingeva di essere normale.

Il padre si chiamava semplicemente papà, per Emma.

Non aveva bisogno di altro nome.

Era l’uomo che decideva quando si parlava e quando si taceva.

Era quello che controllava la posta, le chiavi, le telefonate, i documenti chiusi nello studio.

Era quello che usciva sempre ben vestito, con le scarpe lucidate e la giacca scura, anche solo per andare al bar a bere un espresso.

Diceva che la dignità di una famiglia si vede dalle piccole cose.

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