La Bambina Che Chiese Permesso Anche Per Uno Spazzolino Giallo-tantan - Chainityai

La Bambina Che Chiese Permesso Anche Per Uno Spazzolino Giallo-tantan

Ho visto una bambina chiedere permesso per toccare uno spazzolino, e lì ho capito che mi sarei spezzata.

Non fu il suo giubbotto troppo stretto a farmi più male.

Non furono le scarpe consumate ai lati, né i capelli spettinati con quella trascuratezza triste che non appartiene mai davvero a un bambino.

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Fu la sua educazione.

Quella precisione silenziosa con cui chiedeva scusa anche quando non aveva fatto niente.

Sofia era arrivata a casa mia la sera prima.

Aveva otto anni e una borsina piccola, tenuta con entrambe le mani come se qualcuno potesse portargliela via da un momento all’altro.

Quando le dissi di entrare, fece un passo appena oltre la soglia e rimase ferma.

— Posso mettere qui le scarpe?

La domanda era stata detta piano, ma dentro c’era una paura enorme.

Io le indicai l’ingresso, vicino al mobile dove tenevo le chiavi di casa e una sciarpa lasciata lì dalla mattina.

— Certo, amore. Dove vuoi.

Lei annuì, ma non scelse davvero.

Mise le scarpe esattamente dove avevo indicato, dritte, vicine, come se anche il pavimento avesse regole che non conosceva.

In cucina la moka era già fredda sul fornello.

Avevo preparato qualcosa di semplice, una tazza di latte, del pane, un po’ di marmellata, perché non sapevo cosa le piacesse e non volevo sommergerla di attenzioni.

Sofia mangiò poco.

Ringraziò molto.

Disse grazie per il bicchiere d’acqua.

Disse grazie per il tovagliolo.

Disse grazie quando le mostrai la cameretta.

Ogni grazie era corretto, puntuale, quasi adulto.

E proprio per questo faceva male.

Quando aprii la sua borsina per sistemare le cose nell’armadio, trovai una maglietta spiegazzata, un paio di pantaloni leggeri e un pupazzo vecchio, senza un occhio.

Nient’altro.

Niente pigiama.

Niente calzini puliti.

Niente biancheria di ricambio.

Niente spazzolino.

Niente pettine.

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