La Bambina Che Smontò Il Premio Della Madre Davanti A Tutti-tantan - Chainityai

La Bambina Che Smontò Il Premio Della Madre Davanti A Tutti-tantan

Anita aveva otto anni, ma quella sera le chiesero di comportarsi come se ne avesse trenta.

Non doveva avere fame.

Non doveva essere stanca.

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Non doveva tirare il vestito, grattarsi il collo, guardare il pavimento troppo a lungo o stringere i fiori in modo goffo.

Doveva soltanto sorridere.

Sua madre glielo aveva ripetuto in macchina, nell’ascensore, nel corridoio dietro il palco e poi un’ultima volta davanti allo specchio del bagno.

“Ricordati, Anita. Sorriso piccolo, occhi su di me, e quando mi consegnano il premio vieni ad abbracciarmi.”

Anita aveva annuito ogni volta.

Non perché non avesse capito.

Perché aveva capito troppo bene.

Il vestito azzurro era stato stirato nel pomeriggio, mentre in cucina la moka restava sul fornello ormai fredda e la casa profumava di caffè dimenticato.

Sua madre aveva passato più tempo a controllare l’orlo della gonna che a chiederle se avesse mangiato.

Le scarpe erano state lucidate con cura, perché “una bambina trascurata fa pensare a una madre trascurata”.

I capelli erano stati pettinati fino a farle tirare la pelle vicino alle tempie.

Quando Anita aveva detto piano che le faceva male, sua madre aveva risposto senza guardarla:

“Meglio un po’ di dolore che una brutta figura.”

Quella frase, in casa loro, valeva più di una regola.

La brutta figura era il nemico invisibile che decideva tutto.

Decideva quando Anita poteva parlare.

Decideva quali vestiti poteva indossare.

Decideva se una lacrima era permessa o se andava ricacciata indietro prima che qualcuno la notasse.

La madre di Anita non urlava mai davanti agli altri.

Davanti agli altri diventava morbida, luminosa, paziente.

Le metteva una mano sulla spalla.

Le chiamava “amore mio”.

Le sistemava il colletto con una dolcezza così perfetta che chi guardava pensava: che fortuna, quella bambina.

A casa, invece, la stessa mano poteva chiudere una porta in faccia.

La stessa voce poteva dire: “Sei ingrata.”

Lo stesso sorriso poteva sparire appena l’ultimo ospite usciva.

Quella sera, a Roma, sua madre riceveva il premio di “Madre ispiratrice”.

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