La Bambina Con 1,87 Euro Che Chiese Il Mazzo Più Caro-tantan - Chainityai

La Bambina Con 1,87 Euro Che Chiese Il Mazzo Più Caro-tantan

Una bambina posò 1 euro e 87 centesimi sul bancone e mi chiese il mazzo più caro del negozio.

Il mio negozio di fiori è piccolo, stretto tra una vetrina di cose per la casa e una porta sempre chiusa al piano di sopra.

Non ha insegne importanti, non ha lampadari eleganti, non ha quei pavimenti lucidi che fanno sembrare tutto più costoso di quanto sia.

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Ha un bancone di legno segnato, secchi di metallo pieni d’acqua, rose che bevono in silenzio, garofani più resistenti di certe persone, margherite che sembrano sempre avere qualcosa di semplice da dire.

Dietro la cassa tengo rotoli di carta da pacchi, nastri chiari, forbici, fatture piegate in una cartellina e una moka che spesso dimentico di bere quando il sabato entra troppa gente.

Il sabato, in una cittadina di provincia, i fiori hanno mille ragioni diverse.

C’è chi li compra per un compleanno e chiede qualcosa di allegro.

C’è chi prende una pianta perché va a pranzo dai parenti e non vuole presentarsi a mani vuote.

C’è chi sceglie tre rose con l’aria di chi deve chiedere scusa e spera che i petali dicano quello che la bocca non riesce a mettere insieme.

Ogni tanto entra qualcuno con gli occhi bassi, indica un mazzo semplice e non aggiunge altro.

In un negozio di fiori si impara presto che non tutte le occasioni vogliono essere nominate.

Quella mattina avevo aperto presto.

Fuori l’aria era ancora fredda, e la strada aveva quel rumore leggero di serrande, passi e tazzine appoggiate al banco del bar poco più avanti.

Avevo sistemato le rose rosse in un secchio pulito, accorciato qualche gambo, tolto foglie rovinate, controllato che i cartellini dei prezzi fossero leggibili.

Sul tavolo centrale avevo messo il mazzo più grande.

Rose rosse, fiorellini bianchi, un verde morbido che alleggeriva tutto e un nastro color crema, elegante ma non troppo vistoso.

Era un mazzo pensato per qualcuno che voleva fare bella figura senza gridarlo.

Un anniversario, forse.

Una cena importante.

Un gesto di quelli che, quando entri in casa, tutti vedono prima ancora di ascoltare cosa hai da dire.

Sul cartellino avevo scritto 42 euro.

Non era poco, ma era un mazzo grande, fatto con fiori buoni, scelti uno a uno.

Stavo sistemando dei nastri chiari quando la porta si aprì piano.

Non con lo slancio di chi entra deciso.

Si aprì appena, come se chi stava fuori avesse paura di disturbare.

Il campanellino fece un suono breve.

Entrò una bambina.

Avrà avuto sei anni, forse sette.

Era piccola, magrolina, con un cappottino troppo largo sulle spalle e le maniche un po’ consumate vicino ai polsi.

I capelli castani erano legati male con un elastico azzurro, e alcune ciocche le cadevano davanti agli occhi.

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