La Bambina Di Napoli Che Parlava Dal Balcone Con Fili Colorati-tantan - Chainityai

La Bambina Di Napoli Che Parlava Dal Balcone Con Fili Colorati-tantan

A sei anni, Sara aveva imparato che il mondo poteva stare dentro una fessura di tenda.

Non tutto il mondo, certo.

Solo un pezzo di cielo, una striscia di palazzo di fronte, qualche voce che saliva dalla strada e, nei pomeriggi più fortunati, l’ombra veloce di un bambino che correva dietro a un pallone.

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Viveva a Napoli, in un appartamento dove il sole entrava forte ma veniva sempre fermato prima di arrivare fino in fondo.

La madre diceva che la luce rovinava i mobili.

Ma Sara aveva capito presto che non erano i mobili il vero problema.

Il problema era lei.

Ogni volta che la bambina si avvicinava al balcone, la madre compariva come se avesse sentito un allarme invisibile.

Le dita stringevano la tenda.

Il tessuto scattava indietro.

La stanza diventava di nuovo mezza buia.

“La tua faccia fa pena ai vicini,” diceva la donna, senza neanche guardarla davvero negli occhi.

Poi arrivava la frase che Sara ricordava meglio di tutte.

“Non mettere in strada la mia vergogna.”

La prima volta, Sara pensò di aver capito male.

Vergogna era una parola grande, una parola da adulti, una parola che in casa si usava quando cadeva qualcosa, quando qualcuno sbagliava davanti agli altri, quando la madre usciva con il foulard messo male e tornava indietro a sistemarlo.

Sara non sapeva cosa potesse avere lei di così sbagliato da non poter essere vista.

Aveva sei anni.

Aveva mani piccole.

Aveva ginocchia sottili.

Aveva una voce che si era abituata a uscire piano.

La madre, invece, aveva una regola per ogni cosa.

La sedia non doveva stare vicino alla portafinestra.

La chiave del balcone doveva restare in alto.

Le tende dovevano essere chiuse quando lei usciva.

Sara non doveva salutare nessuno dalla finestra.

Non doveva rispondere se qualcuno la chiamava.

Non doveva chiedere perché gli altri bambini potevano scendere e lei no.

La mattina iniziava sempre con lo stesso rumore.

La moka borbottava in cucina, piccola e ostinata, mentre la madre si preparava davanti allo specchio dell’ingresso.

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