La Bambina Di Roma Che Nascose Una Torta Di Carta Per Anni-tantan - Chainityai

La Bambina Di Roma Che Nascose Una Torta Di Carta Per Anni-tantan

A Roma, Livia aveva sei anni quando decise che una torta poteva esistere anche senza zucchero, senza crema e senza candeline vere.

Le bastavano carta, colla e una matita abbastanza appuntita da disegnare una fiamma.

Quella mattina il profumo della moka riempiva la cucina, ma nessuno sembrava avere tempo di sedersi.

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Sua madre passava da una stanza all’altra con il telefono in mano, una sciarpa annodata in fretta e le chiavi che tintinnavano come se la giornata fosse già in ritardo.

Fuori, nel cortile, una finestra si aprì con un cigolio familiare.

Dal bar all’angolo arrivava il rumore delle tazzine appoggiate sul bancone, e per Livia quel suono somigliava a una festa molto lontana.

Lei era al tavolo della cucina, seduta sulle ginocchia, concentrata su un cartoncino giallo.

Aveva ritagliato un cerchio storto.

Poi aveva colorato il bordo di rosa.

Al centro aveva disegnato una candela, una sola, perché sei anni sembravano tanti, ma sulla carta occupavano poco spazio.

Quando sua madre entrò, non notò subito il lavoro.

Prese una borsa, controllò lo schermo del telefono, sospirò e chiese: “Che fai?”

Livia alzò gli occhi.

“Una torta.”

La madre guardò appena.

“Poi la metti via, amore. Oggi ho mille cose.”

Livia annuì.

Non perché fosse d’accordo.

Perché aveva già imparato che annuire era il modo più veloce per non diventare un problema.

In casa non c’erano palloncini.

Non c’era una tovaglia speciale.

Non c’era una candela vera nascosta in un cassetto.

C’era solo la moka ancora calda, una tazzina nel lavello e una bambina che cercava di trasformare il proprio compleanno in qualcosa che non facesse troppo rumore.

Quel giorno suo padre non viveva più con loro.

La separazione era diventata una serie di messaggi, orari, weekend da spostare, frasi dette piano e frasi dette troppo forte quando Livia fingeva di dormire.

Sua madre era convinta che il padre avrebbe fatto qualcosa.

Livia lo capì da una telefonata sentita a metà.

“È il suo turno,” aveva detto la madre a qualcuno. “Non posso pensare a tutto io.”

Suo padre, invece, era convinto del contrario.

Questo Livia lo avrebbe capito anni dopo, ma quel giorno bastò un silenzio a spiegarle tutto.

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