La Bambina Di Siena Che Ricordò La Tovaglia Nascosta Dopo Cena-tantan - Chainityai

La Bambina Di Siena Che Ricordò La Tovaglia Nascosta Dopo Cena-tantan

Chiara aveva otto anni e viveva a Siena in una casa dove ogni cosa sembrava più importante di quello che una bambina provava.

Le sedie dovevano stare dritte.

I bicchieri dovevano essere allineati.

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Le scarpe dovevano essere pulite anche quando nessuno usciva.

Le voci dovevano restare basse, perché una famiglia nobile non si rompeva davanti agli altri, nemmeno quando dentro era già piena di crepe.

Quella sera, la sera in cui sua madre sparì, Chiara ricordò prima l’odore.

Non era un odore speciale, e forse proprio per questo le rimase attaccato addosso.

C’era la cera sul legno del tavolo lungo, c’era il profumo appena amaro della moka dimenticata in cucina, c’era il lino stirato che sapeva di armadio chiuso e sapone asciutto.

Sopra il tavolo non c’era la tovaglia bianca delle grandi occasioni.

C’era quella con i piccoli fiori azzurri.

Chiara se ne accorse perché, mentre gli adulti parlavano, lei teneva un dito sull’orlo e seguiva i fiori uno per uno.

Un fiore vicino al suo piatto.

Due fiori accanto al bicchiere della madre.

Un fiore piegato male nel punto in cui la tovaglia scendeva verso le ginocchia.

Era il tipo di dettaglio che gli adulti non considerano importante, perché per loro una tovaglia è solo una tovaglia.

Per una bambina seduta in una stanza troppo grande, invece, poteva diventare un modo per non avere paura.

Quella sera sua madre non mangiò quasi niente.

Chiara lo ricordava senza sapere se fosse un ricordo intero o un ricordo spezzato.

La vedeva abbassare gli occhi verso il piatto, poi sollevarli verso la nonna, poi stringere le dita sulla stoffa.

La nonna sedeva al suo posto come sempre, con la schiena dritta e il viso composto.

Non aveva bisogno di alzare la voce.

In quella casa, la nonna comandava anche quando chiedeva solo che fosse passato il pane.

La cena procedeva con l’educazione di sempre, e proprio quell’educazione rendeva tutto più freddo.

Qualcuno disse «Buon appetito» all’inizio, ma nessuno sembrava avere appetito davvero.

Le posate toccavano i piatti con un suono leggero.

Il pane restava nel cestino.

L’acqua veniva versata piano, come se perfino il rumore del liquido potesse diventare sconveniente.

Chiara guardò sua madre una volta, poi due.

La madre le rispose con un sorriso piccolo, di quelli che non arrivano fino agli occhi.

Poi accadde qualcosa che Chiara non seppe mai nominare.

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