La Bambina Di Trieste E Il Guanto Che Sua Madre Teneva Nascosto-tantan - Chainityai

La Bambina Di Trieste E Il Guanto Che Sua Madre Teneva Nascosto-tantan

La bambina che teneva un solo guanto a Trieste non sembrava una bambina che cercasse attenzione.

Sembrava una bambina che stesse custodendo un accordo.

Elisa aveva sette anni, una frangia spesso storta, gli occhi troppo seri per la sua età e una mano sempre coperta da un guanto di lana.

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Uno solo.

Non due.

Non un paio spaiato.

Un solo guanto, sempre lo stesso, consumato sul pollice, morbido in alcuni punti e ruvido in altri, come le cose che hanno attraversato più lacrime che inverni.

A Trieste il vento poteva essere tagliente, e nessuno trovava strano vedere una bambina con le mani coperte nei giorni più freddi.

Ma Elisa lo indossava anche quando il cielo era chiaro, quando davanti al bar il profumo di espresso usciva dalla porta e gli adulti restavano in piedi al bancone per pochi minuti, parlando piano prima di correre via.

Lo indossava anche quando non serviva.

Lo indossava a scuola.

Lo indossava durante la passeggiata con la nonna.

Lo indossava perfino in casa, finché qualcuno non le diceva di toglierlo perché sembrava una fissazione.

Elisa allora obbediva.

Ma lo appoggiava vicino al piatto, vicino al quaderno, vicino al cuscino.

Mai troppo lontano.

Quando qualcuno le chiedeva perché non portasse anche l’altro, lei rispondeva sempre nello stesso modo.

“L’altro ce l’ha la mamma. Quando torna, saranno di nuovo una coppia.”

Non lo diceva con rabbia.

Non lo diceva come una sfida.

Lo diceva con la naturalezza di chi ripete una verità imparata prima ancora di capire quanto possa ferire.

La prima volta che la frase aveva fatto tacere tutta la cucina, Elisa aveva cinque anni.

La moka borbottava sul fornello, la nonna tagliava il pane, la zia stava piegando un tovagliolo e il nonno materno sistemava la manica della camicia come se ogni gesto dovesse avere una forma precisa.

Elisa aveva alzato il guanto e aveva sorriso.

“Così la mamma mi riconosce.”

Nessuno aveva risposto.

La nonna aveva spento il fuoco troppo tardi, lasciando il caffè con un sapore amaro.

La zia aveva guardato il nonno.

Il nonno aveva guardato Elisa.

Poi aveva detto soltanto:

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