La Bambina Portata In Collegio Con Una Firma Falsa Del Padre-tantan - Chainityai

La Bambina Portata In Collegio Con Una Firma Falsa Del Padre-tantan

Alice non capì subito che quella mattina non sarebbe tornata a casa.

Aveva otto anni, una bambola vecchia stretta al petto e un silenzio troppo grande per una bambina della sua età.

La matrigna le aveva pettinato i capelli in fretta, tirandoli dietro le orecchie con una cura rigida, quasi infastidita.

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Poi le aveva detto di mettere il cappottino buono.

Non quello morbido che Alice usava per andare a fare la passeggiata con suo padre.

Quello elegante, con i bottoni duri e le tasche profonde.

“Dove andiamo?” aveva chiesto Alice dalla porta della cucina.

La moka era ancora sul fornello, ma nessuno aveva versato il caffè.

La casa sembrava pulita, ordinata, perfetta per chi la guardava da fuori.

Dentro, però, ogni stanza aveva imparato a trattenere il respiro.

La matrigna non rispose subito.

Prese una cartellina beige dal mobile dell’ingresso, controllò che fosse chiusa bene, poi infilò il telefono nella borsa.

“Vedrai,” disse soltanto.

Alice guardò il tavolo.

C’era ancora il segno rotondo della tazza di suo padre, quella che lui lasciava sempre troppo vicina al bordo.

Da quando si era risposato, suo padre sorrideva di meno.

Non perché non amasse Alice, almeno questo lei lo credeva con tutta la forza che può avere una bambina.

Ma perché in casa ogni cosa era diventata una prova.

Se Alice parlava, disturbava.

Se taceva, era strana.

Se chiedeva di sedersi vicino a lui, era appiccicosa.

Se si chiudeva in camera, era ingrata.

La nuova famiglia, come la chiamava la matrigna, sembrava avere spazio per tutti tranne che per lei.

Eppure suo padre, tre sere prima, era entrato nella sua stanza quando ormai la luce del corridoio era spenta.

Si era seduto sul bordo del letto e le aveva sistemato la coperta sulle spalle.

“Alice,” le aveva detto piano, “qualunque cosa succeda, tu devi ricordare che questa è casa tua.”

Lei aveva stretto la bambola.

“Anche se lei dice che non devo stare qui?”

Lui era rimasto zitto un momento.

Poi aveva tirato fuori dalla tasca una lettera piegata.

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