La Cassetta Che Riempì Di Lettere Un Condominio Di Anziani A Genova-tantan - Chainityai

La Cassetta Che Riempì Di Lettere Un Condominio Di Anziani A Genova-tantan

A Genova, in un vecchio condominio dove le scale trattenevano l’odore della pioggia e del legno lucidato, Nonna Silvana aveva ottantatré anni e una chiave piccola che portava sempre nella tasca del cardigan.

La chiave apriva la sua cassetta delle lettere.

Per molto tempo, quella chiave era stata una speranza.

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Poi era diventata un’abitudine.

Alla fine, era diventata una ferita che lei continuava a toccare senza dirlo a nessuno.

Ogni mattina, Silvana usciva di casa con il foulard annodato bene, le scarpe pulite e i capelli sistemati davanti allo specchio piccolo dell’ingresso.

Non perché dovesse andare lontano.

A volte scendeva solo per prendere un espresso al bar, altre volte per comprare il pane, altre ancora per salutare il portinaio con quel sorriso educato che in certi palazzi vale più di una lunga conversazione.

Ma prima di tutto passava davanti alle cassette della posta.

La sua era la quarta della fila in basso.

Aveva il metallo un po’ graffiato, una piccola etichetta ormai consumata e uno sportellino che si apriva con un suono secco.

Per anni, Silvana aveva infilato la chiave con il cuore già pronto a battere.

Per anni aveva pensato che forse quel giorno sarebbe arrivata una busta da suo figlio.

All’inizio lo raccontava anche alle vicine.

«Magari ha avuto da fare», diceva.

Poi diceva: «Magari arriva domani».

Poi aveva smesso di spiegare.

Le spiegazioni, quando si ripetono troppo, diventano più pesanti del silenzio.

Lo sportellino si apriva e dentro c’erano volantini, bollette, avvisi condominiali, qualche comunicazione senza anima.

Mai una lettera.

Mai una frase scritta per lei.

Mai una busta che cominciasse con quella parola semplice e immensa che lei non pronunciava più davanti agli altri.

Mamma.

Nel condominio vivevano molte persone anziane.

Alcune abitavano lì da decenni.

Altre erano arrivate dopo aver perso un marito, una moglie, una casa troppo grande, una famiglia diventata lontana.

Il palazzo aveva muri spessi, corridoi lunghi e porte dietro cui si sentivano televisioni accese, sedie spostate piano, cucchiaini contro tazzine, passi prudenti nelle ore del pomeriggio.

La vita non mancava.

Mancavano le parole.

Silvana lo vedeva ogni giorno.

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