La Cucitura Di Nonna Bruna Che Accese La Notte Di Milano-tantan - Chainityai

La Cucitura Di Nonna Bruna Che Accese La Notte Di Milano-tantan

A Milano, quando la città sembrava finalmente stanca di sé stessa, Nonna Bruna restava sveglia al piano terra con la luce della cucina accesa e la moka già lavata sul lavello.

Aveva settantanove anni, una finestra che dava sulla strada e un modo tutto suo di ascoltare la notte.

Non ascoltava per curiosità.

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Ascoltava perché il buio, per lei, non era mai stato davvero vuoto.

Nel buio c’erano freni, vetri, sirene lontane e una telefonata che anni prima le aveva portato via il marito.

Lui non era tornato da una strada illuminata male, in una notte qualunque, una di quelle notti in cui tutti pensano che la tragedia tocchi sempre a qualcun altro.

Da allora Bruna non si fidava più dell’asfalto dopo il tramonto.

Di giorno sembrava una donna severa ma normale, con il foulard ben sistemato, le scarpe lucidate anche per scendere solo dal fornaio, e quella dignità antica di chi non vuole disturbare nessuno.

Di notte diventava una sentinella.

Si sedeva vicino alla finestra, con una camomilla che dimenticava di bere, e guardava il marciapiede come si guarda una ferita che non si richiude.

La strada non era famosa, non aveva monumenti da cartolina, non aveva turisti fermi a fotografarla.

Era una strada di palazzi abitati, portoni pesanti, persiane chiuse, cassette della posta graffiate, motorini parcheggiati con la catena, piante sui davanzali e odore di caffè che al mattino usciva dalle case prima ancora delle persone.

Bruna conosceva ogni rumore.

Il rientro tardi di un ragazzo del secondo piano.

Il passo lento del vicino che portava fuori il cane.

Il furgone del pane prima dell’alba.

E poi, da qualche mese, il carrello dell’uomo che puliva la strada di notte.

All’inizio lo aveva notato solo come una presenza scura che attraversava il marciapiede.

Poi, una sera, il lampione all’angolo tremò e si spense per qualche secondo.

In quel buco di luce, l’uomo quasi scomparve.

Bruna si irrigidì.

Vide una sagoma scura chinarsi vicino al bordo della strada.

Vide un’auto passare troppo vicina.

Vide il lavoratore raddrizzarsi appena in tempo, senza nemmeno capire quanto fosse stato vicino al pericolo.

Per tutti gli altri sarebbe stato un episodio senza importanza.

Per Bruna fu un ritorno.

Le sembrò di rivedere la giacca di suo marito appesa all’ingresso, le chiavi lasciate nella ciotola di ceramica, il modo in cui lui diceva sempre “rientro presto” anche quando sapeva che la notte non promette niente.

Appoggiò la mano al vetro e sentì sotto il palmo il freddo della finestra.

Quell’uomo non era suo parente.

Non conosceva il suo nome.

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