La Fede D’Argento Alla Fermata Mi Costrinse A Vedere Un Uomo-tantan - Chainityai

La Fede D’Argento Alla Fermata Mi Costrinse A Vedere Un Uomo-tantan

Stavo per tirare dritto.

Avevo già deciso che avrei guardato avanti, che non mi sarei fermata, che non avrei abbassato il finestrino.

Poi vidi la fede al suo dito.

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In quel piccolo cerchio d’argento consumato mi sembrò di rivedere la mano di mio marito, la stessa ostinazione silenziosa, lo stesso modo di restare attaccati a una promessa anche quando la vita ti lascia con poco altro.

L’uomo era fermo alla piccola fermata dell’autobus, poco fuori dal centro del paese.

Non occupava il marciapiede.

Non si metteva davanti alle persone.

Stava di lato, appena sotto la pensilina, come se anche il suo bisogno dovesse chiedere permesso prima di disturbare la giornata degli altri.

In mano teneva un pezzo di cartone.

Sopra, scritto con un pennarello nero, c’era una frase semplice e terribile.

Lavoro in cambio di un pasto.

La lessi e feci quello che molte persone fanno quando non vogliono sentirsi cattive.

Mi raccontai una spiegazione rapida.

Magari non è vero.

Magari vuole solo soldi.

Magari fermarmi è pericoloso.

Magari non posso farci niente.

È strano quanto siamo bravi a costruire muri in pochi secondi, soprattutto quando dall’altra parte c’è qualcuno che ci costringerebbe a guardarci meglio.

Ho sessantaquattro anni.

Vivo sola in una casetta con un cancello di legno che mio marito avrebbe aggiustato in una mattina, con il caffè della moka lasciato sul fornello e gli attrezzi sparsi con quell’ordine tutto suo che io fingevo di non capire.

Da quando lui non c’è più, certe cose sono rimaste sospese.

Non sono grandi cose, viste da fuori.

Una lampadina troppo alta.

Una cerniera che cigola.

Una mensola da raddrizzare.

Una macchia sul muro vicino alla porta.

E poi quel cancello, che ogni giorno sembrava ricordarmi che una casa può restare in piedi e comunque perdere una parte della sua voce.

La vernice veniva via a pezzi.

Alcune assi erano diventate grigie.

Quando lo aprivo, il legno faceva un suono secco, quasi offeso.

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